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U CINQUANTA PECCIENTU UNSERBE A SU GIRU

Scritto da gianpiero.ima. & V.Sicilia.

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referendum costituzionale 640x342Dialogo colto al volo alle Cruci. Ma non tra un passeggero e un venditore di almanacchi. E non da Giacomo Leopardi bensì da un redattore di Campanesionline.   

Compare Totonnu:
- Culla Costituzione si ci fa la “leggia”, si decide chine comande, si stabilisce chillu chi è giustu e chilli chi no, chillu chi si po’ fare e chillu chi no.. si fanu “regole”, “norme” e “divieti”. Finu a mu è juta bona, mu dicica ubbàbbona cchiù, a vuonu cangiare rottamare edunduttu...   

Compare Peppinu:
- Compà tu chi dici? Si pellizzuni l’ame scurmare, mangia pane a tradimientu...

Altri:
- Sapimu.. secondo me chine lasse la via vecchia pè la nova, sa chillu chi lasse, ma unsà chillu chi trove..
- Ma ci va a votare? Ti garbe sa cosa a tia?
- Pè mia, sudi sa cantinu e sudi sa soninu..
- E no! A su giru si stapimu alla casa fanu chillu chi vuonu.. a su giru u cinquanta peccientu unserbe

 __________
Che cosa aggiungere, allora, alla saggezza popolare? Tanto più che da quando fra le redazioni di Campanesionline e di unknown SoloquanTonevica alcuni mesi fa ci si accordò per fare un articoletto in crossover congiunto che incentivasse l'affluenza al prossimo referendum costituzionale, la lobby mondiale degli analisti politici 'di professione' ha clamorosamente fatto acqua due volte: sul Brexit e sulla Casa Bianca. Traditi dalla troppa sicumera.

E poiché si dice che "non c'è il due senza il tre", eviteremo con gran cura di avventurarci sul terreno scivoloso delle previsioni. Su Sqn qualche giorno fa si è volenterosamente arrischiata un'attenta, solerte e simpatica redattrice, che però, con molta grazia assemblando riflessività e passione civica, di fatto ci ha tenuto a far capire trattarsi in larga misura di dolorosi spunti di preoccupazione personale.

Pertanto, che alla fine il  'no'  batta il  'sì'  due a zero in "zona Cesarini", oppure viceversa e ai calci di rigore, non è pronostico che a noi prema tirare in ballo qui adesso. Qui ci interessa, almeno in questo momento, soltanto prendere atto che la democrazia prevede la sovranità popolare: e questo è quanto. Intendiamoci, non è che non si sappia anche che il voto popolare ha talvolta premiato pure dei dittatori megalomani: e infatti l'espressione 'sovranità' popolare non equivale a 'infallibilità' popolare, ma semplicemente sancisce il principio convenzionale che l'artefice del proprio destino debba essere non altri che il popolo, il libero dèmos.

Orbene, non c'è chi non veda che nella convivenza umana strutturata societariamente, dovendo la libertà di ciascuno finire dove incomincia quella degli altri, si rende necessario che ciò venga stabilito e sanzionato per legge: ed è appena il caso di ricordare che di tutte le leggi una Costituzione è la madre.

Quella attualmente in vigore è frutto di una sorta, per dirla con forse eccessiva licenza, di 'autoconvocazione' di "Padri costituenti" animati dalla voglia di riscatto dai disastri politici e di guerra appena sperimentati, ovvero frutto, tra i sopravvissuti, di una grande e storica convergenza di ideali anche diversissimi, ma tutti di grande spessore morale; riconosciuta da più fonti, anche e soprattutto estere, come Costituzione tra le migliori al mondo.

Adesso da più forze politiche se ne è voluto sottolineare qualche punto definito critico, e ciò comporterebbe la necessità di procedere a modifiche. Ma ad opera di chi? e in quale misura, e quali? dire modifica non basta, perché ovviamente c'è modifica e modifica, ed essendo il prestigio dell'attuale classe politica non minimamente paragonabile (figuriamoci!) a quello dei sopra detti "Padri costituenti", ed essendo inoltre la questione, nel merito, di importanza fondamentale per il futuro della Nazione, l'intera cittadinanza è giustamente coinvolta nelle relative decisioni.

Da tuttociò consegue anche in generale che un elettorato chiamato ad esprimersi su modifiche costituzionali ripone nelle urne un pezzetto non marginale del proprio destino. E viceversa chi queste urne le diserta, altro non fa che rimettersi alle decisioni 'sovrane' degli altri: il che equivale a mettere nelle mani degli altri il proprio destino. Una gran furbata!? non ci sembra proprio.

Allora, andate a votare 'sississì', o andate a votare 'nonnonnò', a criterio vostro, ma a votare andateci.

Però attenzione: andateci informati. Non vi fate infinocchiare dalle bolle di sapone iridescenti e sgargianti, prestate orecchio freddo e distaccato alle varie e diverse opinioni, e poi successivamente, con mente serena ed equanime, macinatele dentro 'u trappitu' della vostra vòlta cranica.

Andateci informati, ripetiamo, ma soprattutto diffidate dagli imbonitori di tesi preconcette e interessate. E' pur vero che al momento non potete dare neppure ai vostri figli assoluta garanzia di essere certi di votare la soluzione più proficua per il loro domani, però nessuno vi può togliere la soddisfazione di poter sibilare a quelli che sull'argomento da più mesi nei giornali e in tv vi stanno asfissiando: "tu mi pu dire chillu chi vu, ma iu minni futtu: chi tantu ciuotu unci sugnu!"

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