Cosi inizia l'atteso articolo pubblicato sula prestigiosa rivista "FOCUS", dall'architetto Domenico Canino e Luigi Bignami.
Di una cosa Canino è convinto, che a scolpire quelle enormi statue è stata la mano dell'uomo, anche se al momento non ha sufficienti elementi che gli possano consentire la datazione delle opere.
Canino esclude che si tratti di elefanti moderni. «Questo animale somiglia a un Elephas antiquus, vissuto migliala di anni fa anche in Italia ed estintosi circa 12 mila anni fa. Le zanne della statua, che ora, mozzate, sono lunghe circa 180 cm. intatte dovevano misurare 220 cm. Misura che coincide in modo straordinario con quelle dell'Elephas antiquus, di cui alcuni anni fa sono state ritrovate le zanne fossili ad Archi, in un rione di Reggio Calabria».
Se Canino avesse ragione e i Colossi fossero opera umana, solo due ipotesi potrebbero spiegare la loro esistenza.
O l'ignoto artista ha voluto ricordare il passaggio da queste parti delle truppe di Pirro, rè dell'Epiro, o di quelle di Annibale, generale cartaginese in lotta contro Roma, e questo potrebbe spiegare anche la maestosità dell'elefante raffigurato che supera di gran lunga le misure di quello reale; oppure l'ignoto artista sarebbe un uomo preistorico che ha scolpito questo Elephas antiquus quando, migliala di anni fa, l'animale conviveva con lui sullo stesso territorio.
In effetti, nel III secolo a. C. Pirro passò da queste parti correndo in aiuto di Taranto. Annibale invece vi transitò in fuga, sempre nel III secolo a. C, dopo aver attraversato la Spagna, la Gallia e le Alpi pur di marciare contro Roma. sfidandola sul suo territorio.
E che dire delle "gambe di uomo" apparentemente seduto? Secondo Canino ricordano tanto quelle della statua decapitata di Ramsete II, il faraone egizio del XII secolo a. C, da lui fatta scavare nella roccia insieme con altre tré ancora integre sul frontone del tempio maggiore di Abu Simbel, lungo il corso del Nilo, per celebrare la sua vittoria sugli Ittiti a Qadesh. Le statue di Ramsete sono alte 20 metri, le gambe di Campana 7,5 e. se di statua si tratta, tutt'intera doveva essere alta almeno 17 m: nulla da invidiare dunque, per dimensione, ai monumenti egizi. «Il Ciclope fa pensare non solo alle statue egizie di Abu Simbel, ma anche a quelle di Meninone di Tebe. C'è una caratteristica davvero unica che le accomuna. Alla sommità delle gambe, tra le due ginocchia, sembra esserci una barra di unione che rappresenterebbe il sedile su cui appoggiava la persona scolpita, esattamente come nelle statue egizie e questo farebbe pensare a un'origine orientale del popolo degli scultori» ipotizza Canino.
Non tutti sono d'accordo con Canino che assieme al sindaco del comune di Campana hanno chiesto agli archeologi della sopraintendenza, ulteriori verifiche mentre Domenico Marino, che dirige la Sopraintendenza per i beni archeologici della Calabria, rigetta l'ipotesi di un'origine artificiale delle rocce: «Se fossero sculture prodotte dalla mano dell'uomo dovrebbero mostrare i segni lasciati dagli scalpelli» obietta.«E invece sulla superficie delle strutture non abbiamo rilevato nulla che faccia pensare a qualcuno che le abbia modellate. Per scolpire quelle rocce di calcarenite (un tufo di origine marina, ndr), è necessario almeno uno scalpello di ferro, che avrebbe lasciato segni indelebili».
Che cosa dire, dunque? Se la ricerca scientifica esclude che queste strutture calabre siano opera umana , l'occhio fa fatica a crederlo. A meno di ammettere che vento e acqua si siano divertiti a giocarci uno scherzo davvero unico.