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Home > Campana CS > Incavallicata > Un mistero che dovrebbe riguardarci: quello dei "Popoli del mare" -2^parte

Un mistero che dovrebbe riguardarci: quello dei "Popoli del mare" -2^parte

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Campana CS - Incavallicata
Scritto da gianpiero.ima.   
Lunedì 28 Settembre 2009 11:33
Questo articolo è stato letto: 1442 volte

 

Ma alla fin fine chi sono dunque questi benedetti Pelasgi, questi misteriosi Popoli del mare ?   La nostra esposizione era rimasta interrotta a questo punto, appesa, quasi impiccata a questa domanda :  ma adesso non saremo certo così presuntuosi da avanzare la sicumera di una risposta precisa e decisa. Basti dire ch'essi sono tanto misteriosi e discussi che la voce "Popoli del mare" di Wikipedia è costellata di avvertimenti di questo tenore: "Questa voce o sezione di storia è ritenuta non neutrale", "Questa voce o sezione di storia non riporta fonti o riferimenti", "Questa voce o sezione di storia è ritenuta da controllare". E allora sarà bene, pur con le dovute cautele, rivolgersi ad altre fonti, se non altro meno anonime.

Si devono inoltre considerare, da parte di chi qui legge, altre due cose fondamentali: la prima è che siamo necessariamente costretti a qui semplificare; la seconda è che non abbiamo alcuna pretesa di scrivere qui né un trattato di Storia antica né una relazione di glottologia, ma semplicemente di fare uno schizzo rapidissimo e superapprossimativo del contesto panoramico in cui si inseriscono tutte le ricerche sui cosiddetti Popoli del mare, e ciò al solo scopo di tratteggiare, come già detto nella parte 1^ di questo articolo, il prospettato, eventuale collegamento Pelasgi-Campana.

Certo la cosa non sarà per niente facile come il copincollare brani della Storia di Roma di Tito Livio o di altri suoi esegeti, commentatori o imitatori (ed è tale difficoltà, ciò che spiega, senza peraltro giustificarla pienamente, la grave carenza di fonti di riferimento e di bibliografia). Bisognerà pur bene, del resto, adattarsi ad attingere da qualche studioso, anche se facendo ovviamente attenzione alla sua attendibilità. Carmelo Lupini, un acuto e preparato linguista dell'Università di Messina noto anche per le sue interessanti ricerche sulla scrittura lineare B (quella, se non ci inganna la memoria di vaghi e comunque ormai lontani studi liceali, usata a Creta e in Grecia in epoca pre-omerica), di questo aggrovigliato mistero dei Popoli del mare offre, sul buon vecchio (anche se ormai obsoleto) Geocities, un'interpretazione abbastanza funzionale perché ben schematizzata.

Per chi ricorda un po' di Storia dei primordi della civiltà greca, o qualche cenno di Storia dell'arte minoica, o anche solo un po' di Iliade, penso che non risulteranno estranei almeno termini come Micenei, Dori, Achei, Dànai, eccetera.
Dunque: afferma il Lupini, ma non solo lui, che con l'accezione "Popoli del mare" si intendono varie popolazioni che, forse in seguito al crollo dei regni micenei causato dall'invasione dorica, verso la fine dell'Età del Bronzo si riversarono sulle terre mediorientali e sull'Egitto. Gli Egizi dapprima ne fermarono una prima ondata formata da eqweš o ekveš (achei), tereš, lukka (lici), šardana, šekleš; e in un secondo momento, ad opera di Ramesse III, sconfissero una successiva ondata composta di peleset (filistei), zeker, šekeleš, danuna o denyen (Danai), wešeš.

A seguito di questi avvenimenti, filistei e zeker si stanziarono, per esempio, sulla costa palestinese; ma è opportuno fermarsi a questa esemplificazione trascurando volutamente tutte le altre popolazioni che all'epoca approfittarono di queste vicende per stanziarsi anch'essi, almeno inizialmente, nelle terre bagnate dal Mediterraneo sudorientale, perché non finiremo mai di sottolineare che vogliamo limitarci allo stretto indispensabile per capire, quando si fa un'ipotesi di collegamento Incavallicata-Pelasgi, di che cosa mai si stia parlando.

E anche perché, schematizzando più approfonditamente i risultati delle sue ricerche sui Popoli del mare, Lupini disegna una tabella molto chiara, e ricca di etnie e relativi stanziamenti, ma della quale in verità a noi grosso pubblico italiano possono perlopiù interessare solo i gruppi etnici con cui abbiamo maggior dimestichezza. Pertanto basterà qui riassumerne solo i seguenti tre o quattro:

EKWEŠ [akawaša]
Potrebbero essere gli ahhiyawa che disturbavano il regno hittita nella sua frontiera occidentale. E' verosimile che si trattasse degli achei micenei, greci, che infatti si erano già stabiliti nella parte occidentale dell'Anatolia. Più difficile da dimostrare è l'ipotesi che si tratti dei troiani. (Alcuni ritengono che Ilion, il nome di Troia, possa essere il Wiluša degli archivi hittiti). Attualmente gli studiosi tendono ad accettare la tripla identità ekweš = ahhiyawa = achei, lasciando però irrisolto - sostiene il Lupini - il problema che gli ekweš di Merneptah erano circoncisi, usanza molto anomala tra gli indoeuropei tra cui i greci micenei.

TEREŠ [turša]
Genti di stirpe non indoeurope, vivevano a nord di Assuwa (vicino la Tròade e in Lidia); sembra così avere relazione diretta tereš = taruiša = tirsenoi = tirreni (etruschi), rinforzando l'ipotesi di Erodoto circa l'origine anatolica degli etruschi, emigrati in cerca di altre terre con il loro re Tirreno in seguito ad una carestia, e stanziatisi nell'odierno Lazio-Toscana. Secondo Diodoro Siculo il loro popolo è "a nessun altro popolo simili per lingua" ; eppure, a testimonianza della loro diffusione nel Mediterraneo, esiste un documento epigrafico, la Stele di Lemno, in cui è attestata una lingua dai caratteri molto simili all'etrusco.

ŠARDANA [šerden]
Sono popolazione non indoeuropee alleate dell'Egitto di Ramesse II e Ramesse III. Portano elmi dotati di corna, per cui si è ipotizzata la loro origine balcanica o caucasica o della Siria settentrionale. Il loro nome può essere messo in relazione con quello della Sardegna (Sardinia). Nella cultura megalitica sarda dei nuragi, alcune figure bronzee assomigliano notevolmente a reperti rinvenuti a Cipro. Era inevitabile - precisa ancora il Lupini - che gli invasori šardana, muniti di armi e corazze di bronzo finissero col prealere sugli isolani, che per combattere disponevano solo di frecce cun punte di pietra o di ossidiana. Gli šardana demolirono quasi tutte le località megalitiche neila parte meridionale dell'isola e utilizzarono i resti dei menhir abbatturi per costruire mura difensive intorna ai loro villaggi.

ŠEKELEŠ
Sono stati messi in relazione con la Sicilia e i siculi, ma forse sarebbe più corretto avvicinarli ai sicani visto che molto probabilmente si trattava di popoli non indoeuropei; sarebbero arrivati nell'isola dopo essere stati respinti in Egitto.


Veramente, nella parte 1^ di questa esposizione si era fatta menzione dell'articolo scritto di Domenico Raso sul numero di Settembre di Hera, e poi invece ci siamo trovati qui a soffermarci sulle ricerche di Carmelo Lupini (a questo link, la pagina iniziale di questo ormai prezioso documento di un Geocities destinato tra breve a chiudere). Senonchè non c'è chi non veda che per orientarsi un po' era fondamentale tratteggiare approssimativamente una (presunta?) identità almeno di quelli tra i Popoli del mare che più ci interessano (anche in attesa di sentire che cosa ne diranno in tv i "Turisti per caso" in riferimento alle nostre Pietre del Gigante).  L'altro giorno sulla nostra 'vetrina' in Facebook un 'fan' allegro e buontempone ha scritto che all'Incavallicata chissamai che non ci sia la "lampada di Aladino" (poi il post è sparito, ed è perfino un peccato in quanto personalmente l'avevo trovato comico): in tutta franchezza è piuttosto difficile stabilire se c'entri il Genio della lampada, o il tesoro dei quaranta ladroni di Alì Babà, o la calza della Befana, o anche soltanto la gallina d'oro della leggenda locale. Come direbbe il vecchio saggio: 'Alla fine della fiera (è solo un modo di dire), l'importante è che se ne parli...!' (possibilmente senza sproloquiare, sarebbe forse il caso di aggiungere).

E infatti se non fosse stato per gli attuali orientamenti di ricerca sulle Pietre, portata avanti da più di un encomiabile e attendibilissimo appassionato, e a trecentosessanta gradi, non avremmo avuto né il bisogno né l'occasione di imbastire un improvvisato ragionamentino su Šardana, Šekeleš, e compagnia, e sui loro possibili antichi insediamenti in varie zone della nostra penisola, dalla Toscana alla Sardegna alla Sicilia (e perchennò, alla Calabria?). Pertanto, avendo adesso finito qui di imbastire il suddetto ragionamento, quell'articolo del prof. Raso sulla rivista Hera che parla anch'esso di Pelasgi, ma in più diretto riferimento alla nostra Incavallicata, lo vedremo più da vicino fra qualche giorno in un'apposita parte 3^ su questo stesso portale.


listvas2 ideopittografia


Confronto tra una tavoletta scritta in Lineare B (decifrata da C.Lupini)

e, a lato,

un esempio di prescrittura ideopittografica pelasgica riportato nell'articolo di D. Raso su Hera


 

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