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Con i cacciatori della Pre-Sila ionica su "Le colline della luna"

Scritto da gianpiero.ima..

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p.84 2BISOggi parleremo di un romanzo il cui autore ha dato prova di buona capacità di narrazione creando appositamente una ricetta ad hoc, degna di un abile chef gourmet. Una ricetta alquanto difficile da maneggiare, non certo di meno (per restare sul terreno delle parafrasi culinarie) della preparazione di una appetitosa salsa dagli ingredienti non facilmente tra loro amalgamabili.

Per esempio di una gustosa maionese, la notissima prelibatezza originariamente creata nella città spagnola di Mahon (da cui sembra abbia preso il nome) dal cuoco del duca di Richelieu: esempio che ci sembra calzante, ovviamente sempre col dovuto rispetto, nel senso che la sua preparazione, veloce e delicata nello stesso tempo, non è difficile ma, si sa, la miscelazione dei suoi ingredienti procede sempre a rischio "impazzimento".

La qual cosa, trasposta nello specifico di un romanzo, significa che l'intreccio dei tre o quattro singoli temi della narrazione potrebbe potenzialmente lasciare un po' perplesso qualche lettore distratto o deconcentrato, a meno di un equilibrato dosaggio dei temi stessi: equilibrio secondo noi sicuramente raggiunto grazie all'abilità del narratore.

E il narratore, il verzinese Federico Gallo, non è certo alle prime armi: né nel senso della pratica venatoria che ama esercitare dal lontano giorno in cui gli fu consentito di maneggiare una doppietta, né nel senso della pubblicazione di racconti di caccia e della collaborazione proficua a servizi di cinofilia molto apprezzati anche in 'rete' dagli amanti del settore.

La trama del libro in esame procede, come sopra vagamente accennato, secondo tre direttrici: l'attività venatoria (intesa come rispetto della natura e delle sue regole fondamentali), l'amore sbocciato tra due giovani, l'epilogo di un omicidio d'onore risalente a molti anni prima ma non ancora dimenticato dagli interessati.

Non meno importante, una accurata descrizione dei luoghi, che sarebbe certamente improprio definire semplice sottofondo all'intero impianto, alla quale a nostro avviso può venir pure attribuito il ruolo di quarta direttrice: nella definizione particolareggiata dell'ambientazione si affaccia a più riprese il nome di paesi come Campana, Verzino, Savelli, Bocchigliero, S.Giovanni in Fiore, e di toponimi come Piano di Guerra, Croce Parrilla, Crozza del Morto, contrada Spineto, Muscosaggio, S.Marina, la Manca della Noce, i Vulli, la Piana di S.Salvatore, il bivio del Ceramedìo, le Pastinelle, la Fratta, la Pizzuta, la fiumara Laurenzana, il Lese, il Lipuda, l'Erta del Ferro, il Suvero, il Senapite, le "Tre Cerse", e via dicendo: tutte località e fiumare che a cavallo tra le province di Cosenza e di Crotone non c'è anima che possa francamente  affermare di non conoscere, e specialmente anima di cacciatore.

Ma se per certi versi questa appunto quarta direttrice costituisce il grande, imprescindibile contenitore, il tema dell'arte venatoria, che attraversa in lungo e in largo tutto il romanzo, si può ben dire che al tempo stesso ne sia anche la quintessenza: e qui la competenza e l'amore dell'autore per questa che fu definita la prima attività praticata agli albori dell'evoluzione umana si dispiega in una serie infinita di puntuali dettagli, dalle sapienti tattiche di perlustrazione, ai produttivi appostamenti, alle elegantissime 'ferme' dei cani da punta, tutti particolari descritti minuziosamente e con assoluta proprietà di linguaggio.

Il secondo tema, dedicato come già detto al reciproco intrecciarsi dei sentimenti nell'idillio di due giovani innamorati, fornisce a mano a mano il pretesto alla descrizione di alcune consuetudini domestiche tramandate di generazione in generazione: e certo non è difficile scorgervi nel sostrato profondo una certa nostalgia, verso le proprie radici, da parte dell'autore ormai trapiantato da molti anni in contesti diversi e molto lontani.

Il terzo e ultimo tema è rappresentato dalla rievocazione di una tragedia di vecchia data ma mai giunta a definitiva conclusione se non nelle ultime pagine del libro: tragedia che nel frattempo ha tristemente elargito tanto la sua connaturata maledizione di morte quanto, dall'altro lato, una conseguente espiazione da scontare sotto forma di solinga vita 'alla macchia', per sempre marchiando più d'uno sfortunato incappato nelle maglie di un amaro destino.

Tuttavia, quasi paradossalmente, anche quest'ultima direttrice confluisce con relativa facilità dentro le altre contribuendo ugualmente al lieto fine: a conferma che l'abilità narrativa dell'autore riesce a far sì che vari ingredienti assolvano ciascuno il proprio ruolo con grande naturalezza, ben incastonandosi uno nell'altro non meno che un puzzle alfine ricomposto.

Il libro "Le colline della luna", edito dall'editore grossetano Innocenti, è offerto anche all'indirizzo-web   unknown http://www.ibs.it/editore/Innocenti+Editore/Innocenti+Editore.html  (ISBN 978-88-98310-28-9 - E.12,75). All'autore e all'editore i nostri ringraziamenti per aver concesso l'autorizzazione per i nostri visitatori allo scaricamento gratuito di due capitoli in saggio (il good cap.6 e il good cap.13), uno dei quali (il 13) menziona esplicitamente Campana e in modo specifico il Rione Convento.

A tutti buona lettura (dell'intero romanzo Smile) !

p.38 3BIS

   

   

 

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