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I libri nutrono la mente, e la critica... - 2^ e ultima parte

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...E fin qui (terminava il precedente articolo), più o meno le analogie. Ma dopo il capitolo secondo del libro di Santoro, incominciano le divergenze, che poi si fanno via via più marcate a partire dal quarto capitolo, intitolato "Il Palazzo".

Eh, sì...

Il Palazzo? Santoro menziona Formica, Aniasi, Codignola, Lombardi, Martelli... Sì, sono noti a tutti :  i media dell'epoca ce li hanno presentati spesso. In più, Lombardi, personalmente l'avevo guardato con molto interesse, e, quanto a Martelli, lo considerai apprezzabile per l'appoggio coraggioso al giudice Falcone. Ma poi?

Il Palazzo...  Un giorno telefonai al Palazzo a Giusi La Ganga, mio amico personale fin dai tempi dell'Università (e al quale non avevo affettuosamente mai fatto mistero, pur non avendo io voce in capitolo, di non apprezzare per niente una linea politica che proprio mi era incomprensibile) ;  e nell'occasione di quella telefonata ebbi a realizzare mentalmente, tra me e me, che per perorare la causa dell'ottenimento di uno sportello bancario a Campana sarebbe stato opportuno andare di persona a trovarlo a via del Corso. Così la settimana successiva ci andai senza preavviso.

Ma fin dai primi minuti di anticamera (lui non era ancora arrivato) percepii una pervasiva aria di sospetto, ben presto avvalorata da minacce di tradimenti profferite nei corridoi da più persone in battibecchi ad alta voce ;  avvertii un clima di affarismo diffuso così sgradevole da lasciarmi sconcertato.  Al punto di indurmi a non attendere oltre e ad andarmene dopo soli 15-20 minuti, intenzionato a continuare i miei tentativi, ma dopo qualche tempo, direttamente al Ministero. Oppure alla Presidenza del Consiglio (quando scenderò a Campana me lo farò meglio ricordare da quei due o tre compagni che vollero accompagnarmi): forse presso la Presidenza perché là in precedenza ero riuscito, con l'aiuto di Giusi, a far blindare le prime tranches dei finanziamenti destinati al progetto CA.VE.SA. (che già avevano subìto a livello ministeriale un paio di misteriose riduzioni in conseguenza di molteplici, famelici appetiti, a me rimasti ignoti ;  e comunque, anche dopo il mio trasferimento da Campana oltre quindici anni fa, non ne ho saputo più nulla).  Per tornare però all'argomento 'Palazzo', il clima che vi avevo respirato quel giorno mi aveva choccato profondamente :  mi verrebbe da dire, col senno di poi, che era evidentemente l'aperitivo del redde rationem, la fine della Prima Repubblica.

E per quei 5 o 6 anni che i socialisti di Campana mi avevano incaricato di reggere la sezione locale non me ne ero mai capacitato :  affari? e quando mai !  Un mattino, al bar di piazza S.Croce, a due tesserati (uno di questi deceduto l'anno scorso) che lamentavano che il rinnovo della tessera avrebbe dovuto essere offerto gratuitamente dalla Federazione, ebbi a rinfacciare animosamente che il pagamento della quota non voleva essere altro che la dimostrazione che al partito ci si teneva! Penso che l'origine campanese di Eugenio Santoro possa consentirmi questi pochi e rapidi cenni ad episodi paesani :  allora ero in perfetta buona fede, perché i primi, convincenti dubbi che la mia fiducia non fosse molto ben riposta mi venne instillata dopo, e proprio da quella rapida capatina nel 'Palazzo'.

Invece i due compagni tesserati avevano già ben chiaro ciò che io, considerandolo un fenomeno sporadico e secondario, e quindi di scarsa importanza, avevo sempre rimosso dalla riflessione :  cioé che la colonna portante del sistema robustamente consolidato innanzitutto, ma non solo, da DC e PSI (quindi anche da via del Corso) era fondamentalmente il clientelismo, e che limitarsi, come facevo io, ad adoprarmi ad accontentare le varie richieste che mi venivano avanzate (che in larghissima misura erano poi solo limitate all'ottenimento di trasferimenti su posti di lavoro da una località all'altra d'Italia, e non certo all'assegnazione di lucrosi appalti) senza pretendere sostanziose contropartite elettorali era una cosa fuori dal mondo. Anche perché, nello stesso momento, 'dentro nel mondo' della politica italiana la pratica clientelare dilagava (e intanto ingenerava una estesa corruzione che al contribuente italiano, come venne calcolato dopo, costava la bella cifra di 20mila miliardi di lire).

Credo che tutto sommato per me ci sarebbe già da trarre soddisfazione dal fatto che totalmente al di fuori di via del Corso si collocò la grande disponibilità di Antonio Mundo, all'epoca Assessore regionale, il cui aiuto fu determinante nel permettere alla CGIL campanese, cui collaboravo insieme con Nunziato Spataro, di realizzare il raddoppiamento delle giornate lavorative per gli operai forestali di Campana :  cioé quella boccata d'ossigeno che nei primi anni 80 servì quanto meno a frenare l'esodo di più di un centinaio di famiglie. Rallentando così, almeno provvisoriamente, il declino di un paese dalle tradizioni antichissime che, se in quegli anni e in quelli immediatamente precedenti, caratterizzati dalla possibilità di finanziamenti regionali non difficili da ottenere, fosse stato meglio amministrato, oggi non verserebbe nelle condizioni in cui versa.

Nel suo libro Santoro con legittimo orgoglio ricorda, del Palazzo, una battaglia di principio, ma anche e soprattutto concreta, che lui stesso contribuì vittoriosamente a combattere, e cioé quella della riforma sanitaria, però poi sembra un po' perdersi nel prosieguo del racconto :  la narrazione assume accenti più spiccatamente personalistici di quanto solitamente non sia un'autobiografia, e si sofferma ad indugiare, secondo me eccessivamente, su spunti pressoché solo nostalgici. Dopo aver accennato al 43°Congresso di Verona ('85) e al 45° di Milano ('89), passa a trattare delle vicende giudiziarie di Tangentopoli :  scavalcando però il Congresso del '91 a Bari, che invece a mio avviso è molto significativo. Ricordo che avevamo deciso, Nunziato ed io, di farvici con l'auto una gita di una giornata come semplici visitatori (cioé curiosi), e personalmente considero quel Congresso molto significativo perché svoltosi praticamente all'immediata vigilia della nota raffica di inchieste giudiziarie appunto di Tangentopoli.

A proposito di tali inchieste Santoro racconta :  "Da una Procura della Repubblica all'altra si levano segnali di fumo e di guerra. La rivoluzione italiana ha scelto la via giudiziaria".   Ribadisco tutta la mia ammirazione per l'alta professionalità del dr.Santoro, ma a me quell'affermazione sembra racchiudere (absit iniuria verbis) una certa qual superficialità di giudizio storico. Credo sia da un bel pezzo che gli Italiani non si dedicano alle rivoluzioni, penso che la rivoluzione non sia nella loro indole sorniona e gattopardesca, e meno che mai nel Dna della magistratura.  Il 17 febbraio '92 emerse lo scandalo delle tangenti del Pio Albergo Trivulzio dando inizio a Tangentopoli :  quindi tra qualche giorno ricorrerà il 18° anniversario di questa specie di deprimente Gioco dell'Oca a 18 caselle che, anche con le attuali inchieste sugli appalti della Protezione Civile, ci riporta ciclicamente sempre alla casella iniziale.  Mi sembra proprio, come diceva appunto il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, che con questi tipi di 'rivoluzione' si modifica apparentemente tutto per non ottenere cambiamento alcuno.  La macchina della corruttela resta ben saldamente appoggiata sulle sue quattro ruote motrici: al massimo la si equipaggia, aggiuntivamente, con una ulteriore ruota di (e)scort-a ;  in compenso però si aggiornano vertiginosamente i suoi costi per il contribuente italiano, cioé per tutti noi :  i 20mila miliardi di lire degli anni 80-90 sono adesso diventati 4mila miliardi di euro (secondo i calcoli della Banca mondiale), o addirittura 6mila miliardi di euro (secondo i calcoli della nostra Corte dei Conti).

A mio avviso se, chi ha il compito di applicare la legge, nel contesto di Tangentopoli ha colpito forte e duro dentro l'imperante sistema di potere, è perchè là stava il marciume, là si annidava il malefico cancro della corruzione, e purtroppo ancora si annida (le mazzette si chiamino pure tangentopoli, o calciopoli, o do-ut-des, o come si voglia).  E per tornare al sopra cennato Congresso di Bari, ricordo che a un certo punto, tra un oratore e l'altro, qualcuno all'improvviso annunciò entusiasticamente al microfono che, nello spiazzo lì accanto, col suo elicottero personale stava atterrando Berlusconi. E rammento che Nunziato a causa della sua cecità non poté incrociare, con il suo, il mio sguardo allibito, però mormorò nel suo dialetto stretto  " Chìne, u piduista?  E ll'àmu fatta bbòna! " ;  e senza attendere oltre guadagnammo l'uscita alla ricerca della nostra auto, ancora increduli ma più che altro frastornati e mortificati da un applauso che ci sembrava rimbombare beffardamente nelle nostre orecchie mentre stava così disinvoltamente seppellendo gli ideali di cento anni di storia.

Ognuno ha i suoi parametri, i suoi criteri di giudizio, la sua storia personale. Eugenio Santoro ha un suo metro di  valutazione, io ne ho uno mio. Per quanto mi riguarda, si può anche discutere sulla presunta dubbia liceità che dell'uso della carcerazione preventiva è stato fatto per cercare di estirpare il bubbone incancrenito, ma che già da allora la deriva della politica italiana stesse sempre più scivolando verso i livelli di abissale barbarie dei nostri giorni, mi sembra purtroppo inconfutabile. Non me ne si voglia: non rientra nelle mie capacità né intellettive né culturali elaborare una mia personale opinione ulteriore e diversa da questa, e anzi già mi devo scusare abbastanza con chi ne ha voluto seguire la lunghezza di esposizione, in questo articolo, con tanta pazienza.


I libri trattati in questo (doppio) articolo sono :

Eugenio Santoro, Profondo Sud - Calabria: cronaca familiare attraverso cinque secoli, Calabria Letteraria Editrice, 2009

Eugenio Santoro, Dirsi addio – PSI 1992, Rubbettino Ed., 2006, ISBN: 8849814593 (ISBN-13: 9788849814590)

  

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