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I libri nutrono la mente, e la critica la rinforza

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olsutel60x40-pietre gigantesche scolpite dalla naturaC'é un altro libro, che ci riguarda da vicino. Nel senso che è stato scritto da Eugenio Santoro, romano di nascita ma campanese d'origine, che la scorsa estate presenziò all'intitolazione di una strada al suo illustre antenato Emanuele Santoro, deliberata dall'Amministrazione comunale di Bocchigliero. Per correttezza ed onestà intellettuale sarebbe giusto dire il dr. prof. Eugenio Santoro, perché da una breve navigazione sul web emerge subito che la sua notorietà deriva da un curriculum brillantissimo che lo vede Primario di Chirurgia Oncologica all’Istituto romano "Regina Elena", Docente universitario presso l’Università La Sapienza e l’Università Cattolica, Presidente della Società Italiana di Chirurgia, Direttore della rivista Chirurgia Generale, e Membro del Consiglio Superiore di Sanità.


Nello staff di Campanesionline, non avendo finora (ovviamente incrociamo le dita...) problemi sanitari connessi alla sua specializzazione, abbiamo potuto individuarlo perché (nonostante una segnalazione sulla suddetta cerimonia  di  BocchiglieroSantoro-ProfondoSud  fattami  un po' affrettatamente dal suo parente, e compare di mia moglie, Umberto Santoro alla vigilia del mio rientro dalle ultime ferie), ci si è accorti solo adesso della recentissima uscita in libreria del suo ultimo libro "Profondo Sud - Calabria: cronaca familiare attraverso cinque secoli" ;  e come ormai facciamo sempre volentieri, ci soffermeremo qui un po' sopra per una promo.  Si tratta, più che di un'autobiografia, di una lunga cronaca con all’interno tanti eventi pubblici e privati, di un lungo racconto all'interno del quale la Calabria vive, dopo gli anni del Concilio di Trento, tutte le sue proprie stagioni dell’era moderna, stagioni percorse anch'esse dalla famiglia dell’Autore con intensa partecipazione nel bene e nel male, come dice la presentazione ufficiale.

Ma tra gli altri libri pubblicati da Eugenio Santoro ("Il sole sorge ad oriente", "Peccato capitale: la droga a Roma", "Andare a Reykiavic", "Cento anni di chirurgia") ce n'è uno in particolare che stimola il mio spirito  critico  provocandomi un irrefrenabile ma motivato impulso dissacratorio, e mi spinge a chiedere preventivamente venia a tutti (compreso il Santoro stesso al cui curriculum professionale va tutta la mia incondizionata ammirazione e le mie sincere congratulazioni) per lo spostamento dell'attenzione dall'oggetto iniziale di questo articolo, cioé il libro appena dato alle stampe, a quest'altro meno recente, da me scoperto in itinere; il quale, intitolato "Dirsi addio – PSI 1992", è un lavoro autobiografico di cui ampi stralci sono leggibili liberamente nei Google-books all'indirizzo   unknown http://books.google.it/books?id=xOAEcWBheiwC&printsec=frontcover&dq=PSI+dirsi+addio&cd=1#v=onepage&q=&f=true .

In questa autobiografia edita nel 2006 per i tipi di Rubbettino editore, il Santoro racconta la propria attività politica, dall'iniziale presa di coscienza alla militanza tra le alte sfere del Partito Socialista Italiano negli anni che precedettero la fine della prima Repubblica.  Leggerne la parte iniziale, a onor del vero, ha robustamente smosso qualche corda dei miei sentimenti :  nel '69 l'autore era a Parigi (c'ero anch'io, continuativamente nel '69 e nel '70); personalmente sono perfettamente in grado di capire l'emozione che descrive aver provato percorrendo i luoghi ch'erano stati teatro dei generosi entusiasmi dell'occupazione dell'Odeon del maggio '68, e dei giovanili slanci 'barricaderi' del Quartier Latin (anch'io, pressoché contemporaneamente a lui, la provavo fortemente quando, nel tempo libero dalla scuola di pittura che frequentavo, leggevo e raccoglievo alla Bibliothèque Nationale e all' Ecole Normale Superieure de St.Cloud tutta la documentazione che mi serviva per la mia tesi di laurea in Storia Contemporanea, sui  'groupuscules' del '68 francese).

Subito dopo quell'esperienza Santoro partecipò, racconta nel libro, all'occupazione della Seconda Clinica Chirurgica a Roma.  Io, a quella mitica di Palazzo Campana a Torino (e mi presi una denuncia per occupazione di edificio pubblico per la quale comunque, dopo non molto, venimmo tutti amnistiati); poi però, in più, mi presi anche un sacco di manganellate dai poliziotti in assetto di guerra mentre partecipavo, in protesta delle schedature che Fiat faceva agli operai, al pacifico corteo di corso Traiano (c'era anche il campanese Ludovico Grilletta, pure lui alle prese con la polizia) :  ricordo ancora sconosciute massaie che, per difenderci, dalle finestre dei piani alti gettavano decine di 'raste' sopra le jeep immotivatamente lanciate alla carica a tuttogas e a sirene spiegate.

Ricordo, come Santoro, il difficilissimo rapporto, prim'ancora ideologico che pratico, con il Partito Comunista Italiano, stante l'aspro e stantìo odore di stalinismo di cui era impregnato ;  ricordo bene, in CGIL e nell'ARCI-UISP, quell'arroganza delle maggioranze staliniste del PCI che mi svuotava l'anima ogni volta, innanzitutto per quella contestuale, profonda mia percezione quasi di fraternità tradita ;  mia di me, che prima di Parigi avevo anche spontaneamente e volentieri collaborato episodicamente con la mitica (mitica, questa volta, solo per i torinesi) 25^ sez.PCI 'Garibaldi'.  E forse era stato per questa sorta di indecifrabile empatia che, a  Palazzo Campana, avevo contestato in Aula Magna Nicola Abbagnano e Franco Venturi, ma non mi ero mai permesso non solo di fare altrettanto con Norberto Bobbio, ma neppure di mettere in discussione la memoria di un Gramsci fatto marcire dal fascio in galera fino alla morte solo per le sue idee (anche se qualche anno prima avevo  molto apprezzato la migrazione di Antonio Giolitti succeduta al '56 ungherese).

Per quanto mi riguarda personalmente, ricordo anche la contemporanea vita da studente indipendente perché orgogliosamente fuoriuscito dalla famiglia, e la conseguente necessità, non bastando il presalario universitario, di guadagnarmi da vivere dando lezioni private, o facendo l'istitutore nei convitti, o il magazziniere, o il parcheggiatore per conto dell'Ente Salone dell'Automobile, o perfino il lavascale nei condomìni, quand'era capitato ;  ricordo qualche campagna elettorale fatta (dietro salario, ovviamente) per i partiti della sinistra (per quelli di destra avrei piuttosto preferito morire di stenti), a iniziare da quello, il PSI, la cui Federazione provinciale, in corso Palestro a Torino, era a meno di 400 metri da casa mia, e comportava così una vicinanza fisica che forse ai miei occhi assunse anche un aspetto predominante sia nella geografia della città che nella società tout court.  A Roma in sella c'era ancora De Martino, ma ci sarebbe stato ancora per poco.

E fin qui, le analogie, anche se più o meno.  Ma dopo il capitolo secondo del libro di Santoro, incominciano le divergenze, che poi si fanno via via più marcate a partire dal quarto capitolo, intitolato "Il Palazzo", tutto dedicato al noto 'centro nevralgico' di via del Corso.

Però pare che questa promo editoriale si stia facendo lunga, e siccome riterrei ampiamente giustificati quei visitatori in cui fosse eventualmente sopraggiunta una annoiata insofferenza verso convergenze e divergenze qui riportate, per quanto riguarda le ultime rimando ad un unknown prossimo articolo :  di modo che ognuno possa già fin d'ora liberamente decidere se ignorarlo considerando esaurita la promo, oppure proseguire nella lettura appunto sulle divergenze.

 

I libri nutrono la mente, e la critica la rinforza

C'é un altro libro, che ci riguarda da vicino. Nel senso che è stato scritto da Eugenio Santoro, romano di nascita ma campanese d'origine, che la scorsa estate presenziò all'intitolazione di una strada al suo illustre antenato Emanuele Santoro, deliberata dall'Amministrazione comunale di Bocchigliero. Per correttezza ed onestà intellettuale sarebbe giusto dire il dr. prof. Eugenio Santoro, perché da una breve navigazione sul web emerge subito che la sua notorietà deriva da un curriculum brillantissimo che lo vede Primario di Chirurgia Oncologica all’Istituto romano "Regina Elena", Docente universitario presso l’Università La Sapienza e l’Università Cattolica, Presidente della Società Italiana di Chirurgia, Direttore della rivista Chirurgia Generale, e Membro del Consiglio Superiore di Sanità.

Nello staff di Campanesionline, non avendo finora (ovviamente incrociamo le dita...) problemi sanitari connessi alla sua specializzazione, abbiamo potuto individuarlo perché (nonostante una segnalazione sulla suddetta cerimonia di Bocchigliero fattami un po' affrettatamente dal suo parente, e compare di mia moglie, Umberto Santoro alla vigilia del mio rientro dalle ultime ferie), ci si è accorti solo adesso della recentissima uscita in libreria del suo ultimo libro "Profondo Sud - Calabria: cronaca familiare attraverso cinque secoli"; e come ormai facciamo sempre volentieri, ci soffermeremo qui un po' sopra per una promo.

Si tratta, più che di un'autobiografia, di una lunga cronaca con all’interno tanti eventi pubblici e privati, di un lungo racconto all'interno del quale la Calabria vive, dopo gli anni del Concilio di Trento, tutte le sue proprie stagioni dell’era moderna, stagioni percorse anch'esse dalla famiglia dell’Autore con intensa partecipazione nel bene e nel male, come dice la presentazione.

Ma tra gli altri libri pubblicati da Eugenio Santoro ("Il sole sorge ad oriente", "Peccato capitale: la droga a Roma", "Andare a Reykiavic", "Cento anni di chirurgia") ce n'è uno in particolare che stimola il mio spirito  critico  provocandomi un irrefrenabile ma motivato impulso dissacratorio, e mi spinge a chiedere preventivamente venia a tutti (compreso il Santoro stesso al cui curriculum professionale va tutta la mia incondizionata ammirazione e le mie sincere congratulazioni) per lo spostamento dell'attenzione dall'oggetto iniziale di questo articolo, cioé il libro appena dato alle stampe, a quest'altro meno recente, da me scoperto in itinere; il quale, intitolato "Dirsi addio – PSI 1992", è un lavoro autobiografico di cui ampi stralci sono leggibili liberamente nei Google-books all'indirizzo   http://books.google.it/books?id=xOAEcWBheiwC&printsec=frontcover&dq=PSI+dirsi+addio&cd=1#v=onepage&q=&f=true.

In questa autobiografia edita nel 2006 per i tipi di Rubattino editore, il Santoro racconta la propria attività politica, dall'iniziale presa di coscienza alla militanza tra le alte sfere del Partito Socialista Italiano negli anni che precedettero la fine della prima Repubblica. Leggerne la parte iniziale ha robustamente smosso qualche corda dei miei sentimenti: nel '69 l'autore era a Parigi (c'ero anch'io, continuativamente nel '69 e nel '70); personalmente sono perfettamente in grado di capire l'emozione che descrive aver provato percorrendo i luoghi ch'erano stati teatro dei generosi entusiasmi dell'occupazione dell'Odeon del maggio '68, e dei giovanili slanci delle barricate del Quartier Latin (anch'io, pressoché contemporaneamente a lui, la provavo fortemente quando, nel tempo libero dalla scuola di pittura che frequentavo, leggevo e raccoglievo alla Biblioteque National e all'Ecole Normale Superieure de St.Cloud tutta la documentazione che mi serviva per la mia tesi di laurea sui 'groupuscules')

Subito dopo quell'esperienza Santoro partecipò, racconta nel libro, all'occupazione della Seconda Clinica Chirurgica a Roma.  Io, a quella mitica di Palazzo Campana a Torino (e mi presi una denuncia per occupazione di edificio pubblico per la quale però, dopo non molto, venimmo tutti amnistiati); poi però, in più, mi presi anche un sacco di manganellate dai poliziotti in assetto di guerra mentre partecipavo, in protesta delle schedature che Fiat faceva agli operai, al pacifico corteo di corso Traiano (c'era anche il campanese Ludovico Grilletta, anche lui alle prese con la polizia): ricordo ancora sconosciute massaie che, per difenderci, dalle finestre dei piani alti gettavano decine di 'raste' sopra le jeep immotivatamente lanciate alla carica a tuttogas e a sirene dispiegate.

Ricordo, come Santoro, il difficilissimo rapporto, prim'ancora ideologico che pratico, con il Partito Comunista Italiano, stante l'aspro e stantìo odore di stalinismo di cui era impregnato; ricordo, in CGIL e nell'ARCI-UISP, quell'arroganza delle maggioranze staliniste del PCI che mi svuotava l'anima ogni volta, innanzitutto per quella contestuale, profonda mia percezione quasi di fraternità tradita; mia di me, che prima di Parigi avevo anche spontaneamente collaborato con la mitica (mitica, questa volta, solo per i torinesi) 26^ sez.PCI 'Garibaldi'. Forse per questo, a Palazzo Campana avevo contestato Franco Venturi e Nicola Abbagnano, ma non mi ero permesso né di fare altrettanto con Norberto Bobbio, né di mettere in discussione la memoria di un Gramsci fatto marcire dal fascio in galera fino alla morte solo per le sue idee (anche se qualche anno prima avevo apprezzato la migrazione di Giolitti succeduta al '56 ungherese).

Per quanto mi riguarda personalmente, ricordo anche la contemporanea vita da studente indipendente dalla famiglia, e la conseguente necessità, non bastando il presalario universitario, di guadagnarmi da vivere dando lezioni private, o facendo l'istitutore nei convitti, o il magazziniere, o il parcheggiatore per conto dell'Ente Salone dell'Automobile, o il lavascale nei condomini, quando capitava; ricordo le campagne elettorali fatte (dietro salario, ovviamente) per i partiti della sinistra (per quelli di destra avrei piuttosto preferito morire di stenti), a iniziare da quello, il PSI, la cui Federazione provinciale, in corso Palestro, era a 400 metri da casa mia. A Roma in sella c'era ancora De Martino, ma ci sarebbe stato ancora per poco.

E fin qui, più o meno le analogie. Ma dopo il capitolo secondo del libro di Santoro, incominciano le divergenze, che poi si fanno via via più marcate a partire dal quarto capitolo, intitolato "Il Palazzo", tutto dedicato al noto centro nevralgico di via del Corso.

Però pare che questa promo editoriale si stia facendo lunga, e siccome riterrei ampiamente giustificati quei visitatori in cui fosse eventualmente sopraggiunta una annoiata insofferenza verso convergenze e divergenze qui riportate, per quanto riguarda le ultime rimando ad un prossimo articolo: di modo che ognuno possa già fin d'ora liberamente decidere se ignorarlo considerando esaurita la promo, oppure proseguire nella lettura appunto sulle divergenze.

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