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"QUEL LEGAME IMMORTALE" IN UN TEMPESTOSO MARE DI DISVALORI

Scritto da gianpiero.ima..

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tempesta2Insieme con l'offerta di musica, di gastronomia autoctona, di svago nei più vari e svariati generi di entertainment, a Campana nel mese di Agosto si va negli anni affermando anche l'offerta di prodotti editoriali. Ottima cosa perché ovviamente, se ci è consentito di parafrasare un vecchio detto, anche lo spirito vuole la sua parte.

Dal canto nostro cerchiamo di captare, quando ci è possibile e il tempo non ci tiranneggia troppo, i libri che trattano argomenti che direttamente o indirettamente abbiano una qualche più o meno vaga attinenza con problematiche anche locali, e cogliamo l'occasione per discuterci un po' sopra. La stessa cosa facciamo con quegli autori che lo chiedono espressamente al nostro portale, e ad ogni buon conto nel ringraziarli per la fiducia ci teniamo a dir loro che nessuno di noi è recensore di professione e pertanto, più che di recensioni, sarebbe maggiormente appropriato parlare di nostri ragionamenti sui temi proposti dalle loro stesse fatiche letterarie, e sulle motivazioni conscie e inconscie che possono aver stimolato gli autori stessi.

Questa volta il giovane autore è ancora Francesco Cerenzia, il quale, dopo il suo primo libro "Attraverso i loro segreti" di cui già parlammo lo scorso anno, ci ha recentemente fatto gradito omaggio del suo nuovo lavoro "Quel legame immortale". Va doverosamente dato atto a Francesco che il suo amore verso la scrittura non si esaurisce nella creazione di romanzi ma si dispiega anche nei racconti brevi che pubblica sul proprio blog, nonché sulle interviste che realizza con gran buona volontà su una rubrica del blog "Sqn", per le quali forse (se ci possiamo permettere di dare qualche consiglio in nome del comune amore suddetto) ci sembrerebbe da parte sua utile definire a monte una suddivisione in oggettivi settori cultural-socio-economici di attività, le quali potrebbero quindi costituire una più cogente falsariga su cui articolare la presentazione degli intervistati e del loro apporto alla comunità campanese.

Tornando a "Quel legame immortale", il romanzo propone gli stessi protagonisti dell'opera prima di Cerenzia, cioè quell'affiatato gruppo di ragazzi i quali, già messi a dura prova appunto negli avvenimenti della narrazione precedente (che comunque vieppiù stimolano il rinsaldarsi del vincolo dell'amicizia), questa volta devono riuscire a convivere addirittura in un clima di razzismo spinto, di cataclismi e di paura, anzi di vero e proprio terrore.

L'autore si immagina nel romanzo un'Italia profondamente in crisi e spaccata in due tronconi, dove il Mezzogiorno in particolare non soltanto sarà vittima di cataclismi metereologici e tellurici, ma anche dovrà subire conseguenze devastanti pure a causa della crisi di valori morali che ha investito la penisola, e che riversa le sue tragiche conseguenze sulla povera gente indifesa.

Né la spirale di disastri si ferma al Belpaese: nel racconto si consumano, altrove nel mondo, le più tristi nequizie che si possano immaginare, dalle basse speculazioni sui ritrovati farmacologici sperimentati per combattere virus micidiali come l'Ebola, alle subdole manovre messe in atto da poteri occulti per soffocare ogni principio di democrazia attraverso un caos pilotato ad hoc, e assoggettare gli ordinamenti precedenti a un sedicente 'Ordine Mondiale', oligarchico e quantomai oscuro e nefasto.

La serie di calamità rappresentate è talmente opprimente e angosciosa che viene spontaneo chiedersi quale mai stato d'animo dell'autore possa averlo indotto a inanellare una dietro l'altra visioni tanto pessimistiche di così vari e svariati aspetti della realtà contemporanea. Epperò, se ci si pone la domanda, la risposta a ben pensarci non si fa attendere troppo: si fa strada da sola nel nostro subconscio non appena siamo spontaneamente costretti a prendere atto che, alla generazione di ragazzi cui Francesco appartiene, la generazione precedente sta lasciando un ben triste fardello: una eredità fatta di ingiustizie, di divaricazioni inaccettabili tra ricchezza e indigenza, di guerre atroci, di egoismi insaziabili, di crudeltà e di sete di vendetta, addirittura di secolari scontri di civiltà, che ci si era quasi abituati a considerare ormai superati per sempre. Si potrebbe perfino essere indotti a parlare di "male assoluto", senonché siamo talvolta presi dal grave sospetto che il "male" in verità non abbia fondo: pensavamo di esserci lasciati alle spalle le sconvolgenti brutture belliche e politiche del secolo ventesimo, senza accorgerci che stavamo gettando il seme per le ancor più terrificanti scelleratezze del secolo attuale.

Pessimismo puro? Sarà questo il messaggio di Francesco? Nonostante tutto pensiamo di no, e che per tutti la speranza sia l'ultima a morire. Crediamo che l'autore sia motivato nel profondo da uno sconvolgente realismo: un grido disperato, comunque collettivo, che però continua a porsi e a porre domande per capire se come umanità siamo o no arrivati veramente al 'capolinea'.

Parlando, nella sinossi, dei suoi personaggi, afferma egli stesso che "solo alcuni riusciranno a far fronte a tali emergenze e nessuno di loro, al termine della storia, sarà più innocentemente ingenuo". Se davvero questo fosse il messaggio vi dovremmo intravvedere l'epilogo di un desolato panorama di lotta al coltello per la supremazia o anche solo la sopravvivenza.

Però pensiamo che questa nostra non sarebbe una giusta interpretazione. Se come cennato prima si eccettua il valore dell'amicizia, appunto il "legame immortale" che dà il titolo al libro, altri messaggi definibili conclusivi in verità l'autore non ce ne lascia: le ultime righe del romanzo appaiono scritte in modo tale da mantenere apposta il discorso in sospeso.

Non vogliamo certo, per non rischiare di essere fraintesi, 'dare la stura' a indebiti paragoni, tuttavia il pensiero ci porta al vago ricordo dei messaggi "incompiuti" di cui troviamo non rara presenza, per esempio, nella musica o nell'arte figurativa: dove l' "incompiuto" è appunto un detto e non-detto che lascia al destinatario piena libertà di interpretazione, di pensiero, di ulteriore elaborazione mentale, senza che ciò costituisca necessariamente una risposta finale di oggettiva logicità.

Anche qui il nostro autore non dà volutamente risposte finali: e non gli si può dare assolutamente torto perché purtroppo su quell'argomento nessuno di noi può con certezza sentirsi così presuntuoso da averne, né potrà giammai anche in seguito vantarsi di averne o di averne avute.
A tutti buona lettura.
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F.Cerenzia, Quel legame immortale, Falco Ed., 2016, E.10,00 - ISBN: 978-88-6829-192-1

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