Tradizioni pasquali

Scritto da Salvatore Lepiane.

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good La settimana santa è la settimana nella quale il Cristianesimo celebra gli eventi di fede correlati agli ultimi giorni di Gesù, comprendenti in particolare la sua passione, morte e resurrezione.


Anche quest'anno campanesionline.com ripropone  questo bellissimo viaggio nel tempo  alla riscoperta delle nostre tradizioni pasquali.

Speciale tradizioni pasquali a Campana (CS):

good

a Campana la settimana Santa era vissuta con viva partecipazione da tutti gli abitanti del paese, nessuno, o quasi, tralasciava di partecipare ai riti religiosi, propri di questa ricorrenza e, benchè il duro lavoro della terra tenesse tutti impegnati per l’intera giornata, si riusciva a trovare il tempo per recarsi in Chiesa e partecipare alle funzioni religiose.
In questo periodo i contadini e i pastori, che abitavano nei casali vicini, coglievano l’occasione per vendere le uova, soprattutto quelle di oca, le ricotte ed il formaggio pecorino fresco per la tradizionale frittata di Pasqua.
Si recavano anche alle varie botteghe artigiane per commissionare o ritirare arnesi da lavoro o quant’altro potesse servire per la casa e per la propria persona e si intrattenevano volentieri per parlare del più e del meno con amici e conoscenti.

PREPARAZIONE ALLA PASQUA E CONFRATERNITA

good confraternita

Da sempre la Confraternita è al centro della tradizione (locale) religiosa pasquale ed in particolare quella del primo venerdì di marzo e della Settimana Santa.

PRIMO VENERDI’ DI MARZO

La celebrazione del primo venerdì di marzo era chiamata “Compuntina o Disciplina”.
I fratelli, genuflessi, chiedevano perdono a Dio recitando il Miserere e il De Profundis e, contemporaneamente, facevano la “disciplina”, cioè si battevano con catene di ferro in segno di penitenza. La funzione era riservata ai Confratelli.
Il Portinaio aveva l’obbligo di non fare entrare nessun estraneo senza il permesso del Priore. Alle donne era severamente proibito partecipare.
Un tempo, dopo la funzione, si usciva in processione con la Croce per i vicoli del Rione Terra e nei Crocicchi (Crucivie), dove si stazionava e si cantava la seguente strofetta:

“oi fratelli, oi sorelle,
pensamu c’amu morire.
Oje ‘n figura,
dumani ‘n seportura:
viatu chillu cuorpu
chi ppe l’anima si precure”.
“Oh fratelli, oh sorelle,
ricordiamo che dobbiamo morire.
Oggi siamo vivi,
domani saremo morti.
Beato quel corpo
che si preoccupa del bene dell’anima”.

Al canto seguivano 5 Pater, 5 Ave e 5 Gloria.

LA SETTENA

good La Settena è il settenario di preparazione alla festa della Madonna Addolorata, celebrata il venerdì precedente la Dome good nica delle Palme.
Si tratta di riti penitenziali che riguardano i sette dolori di Maria e si svolgono nella Chiesa della Congrega.
Si conclude con una breve processione dell’Addolorata per la  Piazza del Ponte (oggi piazza Italia, ex Parlamento) a significare la corsa trafelata di Maria per rintracciare i good l Figlio smarrito che sta per essere condannato a morte.

 

 

 

LE PALME

good La domenica delle palme è forse la ricorrenza più sentita da grandi e piccini: ognuno porta in chiesa la sua palma, un rametto di ulivo e di alloro per farla benedire.
Spesso, quelle che portano i bambini, sono cariche di cioccolatini, caramelle, ciambelline e dolci tipici preparati per l’occasione.
I rametti vengono, poi ben custoditi in casa perché essa sia benedetta.
Anticamente good domenica delle palme la benedizione delle Palme veniva fatta, come oggi, in chiesa. Poi, però, si usciva in processione verso il primitivo Calvario. Lì il sacerdote deponeva una Croce fatta di rami d’ulivo benedetti e poi si rientrava.
La porta della Chiesa si trovava chiusa e il sacerdote bussava con l’asse della Croce: al terzo tocco si apriva la porta ed entravano lui e il “massaro”, (cioè il coltivatore) più rappresentativo del paese. Tale rito era per chiedere l’abbondanza dei frutti della terra (“a bona annata”) e la protezione divina sugli animali.
In ultimo entrava la folla.
Per la benedizione delle Palme si faceva a gara per portare la palma più grande.
Tra i rami d’ulivo venivano messi rami di alloro, che poi servivano a dare profumo alle pietanze.
Un rametto di palma veniva messo al capezzale del letto per portare la pace in casa ed altri venivano appesi sull’uscio.
Quando c’era un temporale, le nostre bisnonne, invocando Santa Barbara, bruciavano alcuni rametti benedetti per farla calmare, mentre i nostri bisnonni portavano le
palme benedette anche in campagna e le spargevano per i campi affinché fossero abbondanti i frutti della terra.
I giovani approfittavano di questa festa per regalare alle fidanzate “i panarielli” fatti con foglie di palme intrecciate.
Un antico proverbio dice: “parma mpusa, regna ravusa”, a significare che, se il giorno delle Palme è piovoso, il raccolto del grano sarà abbondante.

Visita la fotogallery dedicata alla domenica delle palme del 2010

(in lavorazione)


LE PALME DEI BAMBINI

good la palma dei bambini I più piccini, in braccio alle loro mamme, portavano a benedire una Palma particolare.
Era fatta di canne a forma di conocchia, cioè a mo’ di ombrello, era rivestita di carta velina colorata e caricata di tanti bei dolci: caramelle, cioccolatini, “scadille, cullurelle”, animaletti fatti con pasta di caciocavallo.
Le Palme dei bambini erano veramente una nota festosa.

“U DAVURIELLU”

All’inizio della Quaresima, in molte famiglie veniva e viene tuttora preparato “u davuriellu”. Con questo temine dialettale viene indicato l’insieme delle piantine fatte germogliare al buio per ornare il Sepolcro di Gesù.
Nel fondo di un comune piatto, coperti di acqua, vengono messi a germogliare semi di grano, ceci, lenticchie o altro, poi si piantano in vasi e si lasciano crescere al buio.
In mancanza della luce, la clorofilla non si forma e le piantine crescono rapidamente prendendo la forma di fili d’erba giallognoli.
Prima di portarlo in Chiesa, “u davuriellu” viene ornato con nastri colorati.
In Chiesa, il Venerdì Santo, al ritorno della processione dei Misteri, ognuno se ne prende un po’, perché è benedetto.
E quando il Sepolcro, allestito per la morte di Gesù, viene disfatto, si riporta a casa in modo che possa entrare anche la benedizione.

“I SIPUORCRI”

good Il sepolcro “I sipuorcri” vengono addobbati nella chiesa della Congrega e i “fratelli”, a turno di due per volta, fanno la veglia davanti al Sacramento, tenendo in mano, orizzontalmente, una canna per impedire il passaggio alle persone.
Grande cura e maestria viene messa nel preparare i sepolcri, formati da archi intrecciati tra loro e rivestiti di drappi pregiati, di sete e velluti.
Inoltre, sono abbelliti col tradizionale “davuriellu” che dà un tono caldo e suggestivo a tutto l’apparato, assieme ad antiche lucerne e agli odierni ceri accesi.
Secondo lo storico V. Padula ( Calabria prima e dopo l’unità), in Campana, i fratelli si facevano percuotere con una “rasetta” di sughero armata di punta di acciaio e vetro. Fattasi la piaga, poi, i fratelli uscivano battendosi con “discipline” di spago, armato di punte. Il sangue scorreva per la via e alcuni di loro ne morirono.
Anticamente c’era l’usanza che, chi vegliava il Sacramento, faceva il digiuno per tutta la giornata (“u jurnade”) e soltanto alla sera prendeva del caffè, portato dai familiari.
Tale costume è andato scomparendo col passare degli anni.

GIOVEDI SANTO

Il giovedì Santo, anticamente, nella chiesa Matrice, al mattino c’era la Messa della Cena, con la lavanda dei piedi agli Apostoli e la distribuzione agli stessi “e di purcellati”, semplici ciambelle di forma circolare.
Alla Messa seguiva la riposizione nel sepolcro della statua di Gesù morto.
Nel pomeriggio si teneva la predica della Passione.

VENERDI SANTO

good venerdi santo processione dei misteri good venerdi santo processione dei misteri good venerdi santo processione dei misteri good venerdi santo processione dei misteri good venerdi santo processione dei misteri good venerdi santo processione dei misteri good venerdi santo processione dei misteriAnticamente il venerdì Santo si usciva all’alba, al suono delle “tocchite” e si faceva la processione dei Misteri.
Durante la processione i ragazzi continuavano a suonare “e tocchite” e la gente intonava canti tradizionali in dialetto che ricordavano i momenti della Passione e Morte di Gesù.
Alla fine della Processione si facevano le tre ore di agonia, in cui venivano commentate le sette parole di Gesù sulla Croce.
Al momento opportuno, si portava la Statua della Madonna Addolorata.
Nel corso dell’ultima parola, il Predicatore la chiamava e le consegnava il Figlio morto, a ricordo di quanto avvenne sul Calvario.
Gli anziani ricordano con commozione la predica di passione alla Matrice dell’arc. D. Ausilio. Consegnando il Figlio morto all’Addolorata era solito ripetere:

“Maria! A chine u dugnu u Figliu tuvu?
U dugnu alle fimmine schette? Ullu sanu tenire! U dugnu alle maritate?
Hanu fare e serbizze e da casa! Vienu tu Maria! Vieni piatillu!”
(Maria! A chi lo consegno questo Vostro Figlio?
Lo consegno alle zitelle? Non sono capaci di accudirlo?
Lo consegno alle donne sposate?
Sono impegnate nelle faccende di casa! Vieni tu, Maria! Vieni a prenderlo!)

Il Cristo deposto nella bara veniva poi portato in processione alla chiesa Matrice e sistemato nel Sepolcro.
(Il rito del Venerdì Santo è rimasto per lo più invariato: la processione dei Misteri si tiene nel pomeriggio aanziché all'alba).
Le celebrazioni una volta si concludevano il Sabato Santo mattina con la Messa di Resurrezione. A mezzogiorno suonavano “Le Glorie”, cioè le campane della gloria che annunciavano la Resurrezione.
L’attuale apparato scenografico del Calvario col Cristo crocifisso tra i due ladroni, l’Addolorata e san Giovanni si deve a D. Volpe.

Visita le fotogallery dedicata al venerdì santo:

unknown anno 2006

unknown anno 2008

unknown anno 2009

 


“A TOCCHITA”

Il venerdì Santo, in segno di lutto per la morte di Gesù, anche le campane diventano mute e il loro suono, nei tempi passati, veniva sostituito da quello della “tocchita”.
La “tocchita” era un rudimentale strumento di legno molto particolare che emetteva un suono sempre uguale. Girando una semplice manovella, alcune asticine di legno, larghe due o tre centimetri, collegate ad un rullo, battevano rumorosamente sulla cassa, provocando il caratteristico suono.
Molti ragazzi se ne procuravano una facendosela costruire dai falegnami del luogo e andavano per le vie del paese.
Le persone, nel sentire quel suono, accorrevano in Chiesa per assistere alle funzioni religiose.
(Il suono della tocchita persistente e un po’ assordante, viene associato al parlare continuo e concitato di quella persona che, nel discutere, non dà spazio agli altri. Di tale persona si dice che: “pare na tocchita”).

L’INCANTO DELLA MADONNA ADDOLORATA

Il venerdì Santo, prima della processione, viene messa all’incanto, prima di tutte le altre, la statua della Madonna Addolorata.
I numerosissimi fedeli fanno le loro offerte con molta emozione e portano la statua a turno.
Finito l’incanto, i fedeli portano in processione le statue dei misteri raffiguranti i vari momenti della condanna a morte di Gesù.
Alla processione partecipa commosso tutto il popolo che prega e canta inni dialettali.
Un’usanza che sopravvive ancora è quella di cucire alle bambine un vestitino come quello della Madonna Addolorata e di farglielo indossare, per voto o devozione durante il periodo di quaresima, precedente la Pasqua.
Il vestito deve essere benedetto il giorno prima dell’inizio della settena.
Ecco la strofa di un canto che si intonava, e si intona ancora, durante la processione del venerdì santo:

“Illa è sempre Santa Avucata
Maria Vergine Addoderata
e de numi gran peccaturi
ha patutu grandi doduri;
u facimu ‘ncumpagnia
u gran piantu e Maria”.
(Ella è sempre Santa Avvocata
Maria Vergine addolorata
e per noi grandi peccatori
ha sofferto grandi dolori;
lo facciamo in compagnia
il gran pianto di Maria).

USANZE DEL PERIODO PASQUALE

È quasi scomparsa l’usanza che le donne campanesi tenevano di non pettinarsi nei venerdì di marzo, per non incorrere nella maledizione del Signore.
Il divieto è di fede popolare ed è legato ad una leggenda secondo cui Gesù Cristo, un venerdì prima della sua passione, perseguitato e inseguito dai Giudei, tutto sudato, avrebbe cercato riparo presso una donna che si stava pettinando i lunghi capelli davanti alla casa. Avendo ricevuto un rifiuto, perché la donna temeva di sporcarsi nuovamente i capelli, il Signore maledisse chiunque, in un venerdì prima della Passione, avesse pettinato i capelli.
Da ciò il detto:

“madaditta chilla jetta
chi e venniri si gnette”
(sia maledetta quella treccia di capelli
che si intreccia di venerdì).

Non conoscendo con precisione il venerdì della maledizione, le donne rinunciavano a pettinarsi in tutti i venerdì del mese.
A questa maledizione fa riscontro la benedizione per le massaie che fanno il pane nei venerdì di marzo. Ciò perché, durante la stessa fuga, Gesù, avendo trovato riparo
presso una donna che stava impastando la farina per il pane, come ringraziamento, ne benedì l’impasto che si moltiplicò.
Da ciò il detto:

“viato chillu pane
chi de venneri si scane”
(beato quell’impasto per il pane
che viene preparato di venerdì)

Il messaggio religioso si arricchisce spesso di forme e di significati sacro- magici.
Così le uova, che vengono regalate o attaccate ai dolci in occasione della Pasqua, hanno il significato ben augurante di fertilità e di abbondanza.
Altre usanze legate alla Pasqua sono la pulizia generale della casa come segno della pulizia interna del cuore e dell’attesa della visita del Signore che arriva col Sacerdote a benedirla.
Altra usanza è “u pascunu”, ossia la pasquetta, in occasione del quale si va a mangiare in campagna con parenti e amici, a contatto con la natura che in questo periodo si rinnova, rinasce alla vita, proprio come il nostro cuore rinasce alla fede.
Il divertimento tradizionale “e du pascunu è la vruocuda”, l’altalena, che assume valore di purificazione spirituale e di orientamento verso il cielo mediante l’oscillazione nell’aria.

I DOLCI PASQUALI

good Dolci pasquali I dolci pasquali sono: “ cullure e pastette ccu l’uovu”.
Le “cullure” campanesi sono ciambelle rotonde di due tipi: “i purcellati e le cullure ccu le passude”:
“U purcellatu” è la ciambella più semplice e viene data in dono alle persone che fungono da Apostoli durante la messa della cena del giovedì Santo.
Può essere arricchita con tre o più uova ed è destinata agli adulti.
La “cullura ccu le passude” è il tipo ripieno di uva passa. Viene preparata impastando la farina con acqua, olio, uva passa,noci e arrotolando il tutto a forma di ciambella.
E “pastette ccu l’uovu” si ottengono impastando farina, latte e uova.
I dolci di Pasqua sono impropriamente chiamati tali perché tra gli ingredienti non figura né lo zucchero, né il miele, al contrario dei dolci natalizi: ce ne sfugge il motivo e non ci sentiamo di avanzare ipotesi in proposito. È certo che non può essere di natura economica, in quanto, se pure mancava lo zucchero (conosciuto dai ceti nobili), era largamente diffuso il miele, tipico delle zone agricole.

I DOLCI - GIOCATTOLO

I dolci - giocattolo erano “pupe e cavalluzzi”, “cullure” con un uovo in alto nella “pupa” e con un uovo al centro nel “cavalluzzu”.
Erano abbelliti da fantasiose linee decorative e da intarsi.
Al ragazzo, col “cavalluzzo”, si augurava di essere un buon padre e alla ragazza, con la “pupa”, una buona madre.
“Pupe e cavalluzzi” non potevano essere mangiati se prima non venivano benedetti e questo avveniva durante la vigilia della notte di Pasqua.
Al momento della benedizione della nuova acqua del fonte Battesimale, i bambini e le bambine, tenendoli in mano, alzavano i propri dolci - giocattolo.

Ringraziamo per la disponibilità del materiale gli autori del Cd "Paese MIo", prodotto dall'Istituto comprensivo di Campana:
- i Componenti della Commissione Ipertesti: Benevento Albina e Tallarico Giuseppina (Scuola Materna); Ioverno Caterina e Spina Rosa (Scuola Elementare); Mancuso Giuseppe e Scorpiniti Domenico (Scuola Media); Benevento Giuseppe (Direttore Amministrativo)
- il Coordinatore prof. Gentile Pasquale responsabile della Funzione Strumentale Area 2.1
- tutti gli Alunni, gli Insegnanti e tutto il Personale ATA,
- il DS prof. Pasquale PIRO e il Collegio Docenti,
- la Commissione del Progetto “Paese Mio” composta dalle maestre Maria Teresa Comite-Bina Cofone-Vittoria Farina-Maria Aprigliano e Teresa Tridico per il lavoro di ricerca.

Inoltre per le foto del venerdi santo: Alberto Sicilia ed i f.lli Berardi mentre per le foto storiche il Sig. Ioverno Domenico, mentre per le foto della domenica delle palme il prof. Benevento Giuseppe

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