Noi lo si chiama affettuosamente così perché qui lo si conosce da quando portava i calzoni corti, come si usa dire. E per questo stesso motivo siamo turbati e dispiaciuti per le notizie che da un paio di giorni stanno rimbalzando su tutti i mass-media della regione. E le notizie, al momento, sono queste:...
(ANSA) - VIBO VALENTIA, 12 LUG - L'annuncio del trasferimento del parroco di Monterosso Calabro a Roma ,dato oggi dal vescovo, ha fatto scoppiare il putiferio... il sindaco... in serata, ha annunciato le dimissioni. Solo la presenza dei carabinieri ha evitato che la situazione degenerasse. (http://www.ansa.it/mae/notizie/...)
(Strill.it) "Il trasferimento non l'ho deciso io ma è stato lo stesso don Francesco a sollecitarlo". E' netto mons. Luigi Renzo, vescovo di Mileto-Tropea-Nicotera, in relazione alle motivazioni che hanno portato alla protesta inscenata dai parrocchiani di Monterosso Calabro contro la decisione comunicata dallo stesso presule nel corso della celebrazione religiosa di ieri nella chiesa del paese. (http://www.strill.it/...)
(Il giornale di Calabria) “Don Francesco non si tocca”: È questo la parola d’ordine a Monterosso, il piccolo comune del vibonese, in rivolta da quando il vescovo della diocesi monsignor Luigi Renzo, al termine della celebrazione della messa nella chiesa del “Soccorso”, ha ribadito la decisione di voler trasferire il parroco don Francesco Galloro... Soltanto dopo la mezzanotte i cittadini hanno abbandonato la piazza per tornare nelle loro case, ma senza però abbandonare la protesta che potrebbe riprendere da un momento all’altro con forme più pacifiche compreso quella di andare in pellegrinaggio al vaticano per essere ricevuti dal Papa. “Non c’è nessun motivo - dice Filomena Talesa membro della Pastorale - di trasferire don Francesco, il giovane parroco che appena arrivato ha incominciato ad accostare alla Chiesa tanti che avevano perso la fede e a recuperare i giovani verso la via della legalità. L’unico torto - aggiunge - è quello di non essersi messo a disposizione e al servizio di alcuni politicanti e di alcuni amministratori comunali”. (http://www.giornaledicalabria.it/...)
(quotidianonet.il/Il sole24ore) Anche contro monsignor Renzo sono volate parole grosse ed il vescovo è stato anche spintonato... Molti dei sostenitori del giovane parroco, 30 anni, si sono radunati davanti al sagrato della chiesa matrice per continuare a manifestare la loro netta contrarietà alla decisione della Diocesi. E’ stato anche esposto uno striscione “E adesso trasferiteci tutti” ed è apparso anche un altro cartello con su scritto un perentorio “Nessuno tocchi don Franco”. “Non ci muoveremo da qui - hanno assicurato alcuni manifestanti - se il vescovo non revochera’ il provvedimento”. (http://quotidianonet.ilsole24ore.com/cronaca/...)
E poi ancora stamani (Il Quotidiano della Calabria/Il sole24ore): Don Francesco... ieri è tornato in paese per celebrare messa per la festa della madonna del "Carmine". Accolto dai fedeli, non ha voluto sbilanciarsi su quanto è accaduto domenica e sulla vicenda del suo trasferimento. "La verità è che io sono qui con voi e che sono contento di starci - ha detto - ma dovete tenere conto che sono anche un sacerdote sottomesso alle autorità ecclesiastiche" (http://ilquotidianodellacalabria.ilsole24...)
Come dicevo all'inizio, Don Renzo a Campana è benvoluto come si può benvolere un compaesano che con i suoi scritti ha dato un po' di notorietà a Campana ; e pertanto a Campana un ragionamento freddo e distaccato sull'accaduto rischia assai di venir considerato come pregiudizialmente ostile: in realtà non è così, e il fatto che don Renzo sia stato anche "spintonato" deve essere decisamente ritenuto dal buon senso comune espressione di inciviltà biasimevole, irricevibile, e in quanto tale necessitante, a prescindere dal ruolo di don Renzo, la solidarietà di tutte le persone civili. Preciso ad ogni buon conto che la mia idea sull'intera vicenda è strettamente personale e non corresponsabilizza assolutamente altri se non me medesimo.
Mi sovviene che non più di quindici giorni fa leggevo un articolo di Orazio La Rocca su La Repubblica del 28 giugno 2009: ""CITTÀ DEL VATICANO - Basta con le feste patronali incentrate solo sulle pop star da hit parade... nelle ricorrenze dei santi protettori... i vescovi ci stanno provando a cambiare il modo di organizzare i festeggiamenti religiosi nelle 226 diocesi italiane invitando parroci e comitati dei festeggiamentia promuovere spettacoli sacri, musiche popolari tradizionali, concerti classici e sinfonici... la Conferenza episcopale italiana punta ad elevare la qualità delle musiche nelle chiese ed evitare che gli spettacoli delle feste patronali non contrastino col sacro..."" Da buon estimatore della musica folkloristica, inviai subito un'email ai Calabria Logos se fossero disposti a condividere una mia richiesta a don Renzo di un proprio appoggio a un tentativo di proporre anche per le prossime feste agostine di Campana un repertorio di musica tradizionale (per quanto mi riguarda non ho in mente la musica liturgica bensì quella folklorico-popolare). In ogni caso la suddetta mia email è ancora in attesa di risposta.
Ma perchè le notizie di questi ultimissimi giorni hanno riportato alla mente, a me dichiaratamente laico, tutta la grossa problematica del rapporto (in senso lato) tra il popolo e le gerarchie ecclesiastiche ?
Perché tutte le informazioni facilmente reperibili sul web riconoscono, all'attività pastorale di don Renzo, da una parte una grande attenzione a una delle funzioni fondamentali del luogo di culto, e dall'altra parte il suo proprio apprezzamento verso le espressioni artistiche, e specificamente musicali: queste ultime, tuttavia, solo a condizione che soddisfino la suddetta funzione in ottemperanza a quelle 'Norme per i concerti negli edifici di culto di tutta la diocesi', che da don Renzo stesso furono emanate perchè entrassero in vigore a partire dal 2 dicembre scorso.
L'emanazione è legittima sotto l'aspetto del diritto canonico, ma non sempre è apprezzata da quelli che pensano che un luogo di culto debba assolvere anche una funzione socializzatrice, e ritengono che se per esempio la preghiera corale fosse rimasta confinata al canto gregoriano, o comunque alle polifonie preventivamente validate dalle gerarchie religiose, oggi non avremmo quelle incantevoli espressioni di sofferta fede collettiva rappresentate dagli 'spirituals' tipici dei neri statunitensi, che pure per qualche tempo furono osteggiate come poco tradizionali da dette gerarchie.
Intendiamoci, non si può certamente fare un confronto alla pari tra la sofferenza dei neri afroamericani negli Stati del Sud, e la 'sofferenza' di quella gioventù (solo apparentemente "dorata") che da noi suo malgrado vive in società svantaggiate e poco attrezzate, o poco attente, a fornire loro strumenti di socializzazione positiva. E purtuttavia un nesso esiste, a mio avviso e anche se solo in termini di principio: come agli schiavi era negato il principio delle pari opportunità dalla società euroamericana, anche i nostri giovani sono depauperati, da parte di una società vecchia nello spirito ed egoista nella materia, del medesimo principio, con la conseguenza ch'essi vengono tenuti a margine dello sviluppo produttivo in senso lato, e ne vengono mortificate molte potenzialità.
E allora perchè non pensare in termini positivi, e pur salvaguardando nel luogo di culto la sacralità del rapporto personale uomo-Dio, non svilupparvi anche quell'altra funzione più socializzatrice, cioè quella attinente una estrinsecazione delle aspirazioni giovanili in un contesto fisico nel quale possa diventare "preghiera" anche l'esuberanza, la magnifica esuberanza, delle giovani generazioni ? e preparare, formare i sacerdoti ad affrontare, a conquistare la fiducia dei nostri giovani accettando anche una funzionale immersione nelle loro modalità di espressione, pure se ciò implicasse uno spostamento in avanti, naturalmente un oculato spostamento in avanti, di quei paletti che stringono in una morsa ferrea la definizione di luogo di culto ?
Può darsi benissimo che dell'intera faccenda di Monterosso nel suo insieme io in fondo in fondo non abbia capito un bel niente, e sarei lieto se don Renzo volesse dedicarci anche solo un briciolo di tempo a spiegarcelo bonariamente tra queste righe. In tutti i casi, su questa spinosa questione gli pervenga comunque il mio più sincero augurio che riesca là a trovare una soluzione concordata, foriera di un nuovo percorso di comune maturazione di ragioni e sentimenti.
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