Le sconfortanti ultime notizie sull'ennesima impennata del prezzo del petrolio, e quindi anche della benzina, rendono di estrema attualità la lettura di un pamphlet dal titolo "IL SECOLO DEL SOLE " ( sottotitolo: "Dopo i secoli neri del carbone e del petrolio" ) scritto nel  Settembre 2006 da Nicola Cipolla, che é il Presidente del CEPES (Centro Studi ed Iniziative di Politica Economica in Sicilia) e non invece l'omonimo attore dell'applaudito film "Mai più come prima".
Ve ne proponiamo un breve digesto, motivato soprattutto dalla interessante analisi su alcune cause delle gravi difficoltà dell'agricoltura nei paesi industrializzati, e soprattutto nel Mezzogiorno d'Italia.
Nel quadro della crisi derivante dall’attuale modello energetico andrebbe fatta una riflessione particolare sull’agricoltura e sugli attuali problemi ad essa connessi. Perché malgrado gli ostacoli frapposti dalle forze economiche interessate a mantenere il sistema energetico basato su carbone, petrolio, gas e nucleare che rendono sempre più insostenibile la vita del nostro pianeta, la ricerca delle soluzioni alternative punta al mini idroelettrico ricavabile dagli impianti irrigui consortili, alle biomasse con relativa valorizzazione dei rimboschimenti dove esistono grandi invasi per uso irriguo e civile, all'eolico, soprattutto al fotovoltaico. E quest'ultima fonte energetica, in particolare, acquista in Italia una particolare valenza anche rispetto alle altre fonti suddette.
Infatti sui tetti, si può dire della totalità degli edifici italiani, il sole ogni giorno rovescia una quantità di energia che opportunamente trattata, attraverso le celle di silicio degli impianti fotovoltaici, può coprire tutti i consumi domestici e garantire un più o meno grande reddito derivante dalla immissione in rete dell’energia prodotta in esubero. L’energia solare (ma anche l’energia eolica, idroelettrica e delle biomasse) è un bene comune per eccellenza, arriva sui tetti delle nostre case, sui campi, sulle montagne senza bisogno di gasdotti, di oleodotti, di navi cisterne, di metaniere, di raffinerie e di reti di distribuzione. Un impianto fotovoltaico, nella sua parte fondamentale (le celle) produce energia praticamente senza manutenzione, senza mettere in movimento nessun elemento meccanico e nessun ciclo agrario: basta la sola esposizione al sole. Inoltre il fotovoltaico usa lo stesso elemento, il silicio, che è alla base della rivoluzione dei telefonini e dei computers, i quali trasformano in impulsi operativi l’energia elettrica che ricevono, mentre la cella fotovoltaica trasforma la luce solare in energia elettrica.
Varrebbe inoltre la pena soffermarsi a considerare che nella civiltà della risaia tipica dei paesi monsonici, per millenni é stato usato a scopi energetici il biogas proveniente dalle concimaie alimentate da tutti i rifiuti animali ed umani, mentre invece gli allevamenti dei paesi industrializzati, concentrati in grandi stalle e impianti senza terra, producono liquami che inquinano la terra e le acque in cui sono versate senza un trattamento preliminare indispensabile, il quale solo potrebbe sia renderli più idonei alla concimazione dei terreni, sia capaci inoltre di produrre biogas, cioè metano. Si tratta di quantità enormi che invece di inquinare l’aria, l’acqua e la terra, potrebbero produrre energia alternativa.
Per quanto riguarda invece i biocarburanti, per i nostri agricoltori e le nostre comunità rurali é possibile utilizzare le biomasse locali, ma a condizione che esse siano sottratte al circuito produttivo dominato dalle grandi multinazionali alimentari e del petrolio, e siano direttamente utilizzati dalle aziende innanzitutto per i loro consumi: un coltivatore avrà pure il diritto di alimentare il proprio trattore senza passare attraverso le forche caudine della grande industria e dei distributori dei carburanti, specie nel settore del biodiesel ! Tre anni fa, soprattutto nell’Italia centro-meridionale, agricoltori avevano immesso nei loro motori l’olio di colza alimentare acquistato a basso prezzo nei discounts con un risparmio di migliaia di euro, ma l’intervento del governo ha impedito questo uso diretto, che del resto era quello previsto dall’inventore del motore diesel prima che la grande industria petrolifera imponesse l’uso del gasolio derivante dalla distillazione frazionata del petrolio nelle sue raffinerie.
Perché non va dimenticato che fino all’età della rivoluzione industriale di metà/fine '800, basata dapprima sul carbone e in seguito sulle altre energie fossili, l’agricoltura ha fornito per millenni all’umanità non solo cibo ma anche oli, cere per l’illuminazione (ancora oggi le lampada elettriche si misurano a candele), animali per il trasporto di uomini e cose e per il tiro di carri, carrozze ed aratri (ancora oggi la potenza dei motori si misura in cavalli), nonché materiali per l’industria tessile, del cuoio, etc. Ma grazie all'intenso (e sconsiderato) sfruttamento delle risorse carbonifere e petrolifere, la grande industria da un lato ha rapidamente privato l’agricoltura di queste sue funzioni, dall'altro l'ha resa subordinata anche per quanto riguarda i propri strumenti (meccanici, chimici, ecc.) di produzione. Con l’affermarsi poi dei monopoli della commercializzazione e trasformazione dei prodotti agricoli, gli agricoltori si sono ritrovati, praticamente senza potere contrattuale, e anzi quasi senza diritti, al servizio della grande impresa alimentare. Questa condizione di netta subalternità, unitamente all'abbattimento del reddito familiare, ha potentemente contribuito a causare, com'é sotto gli occhi di tutti, uno spopolamento delle campagne e un accentramento nelle grandi città.
Eppure tutti gli esempi sopra descritti dimostrano le possibilità di riqualificazione nel campo energetico dell’agricoltura, in grado non solo di evitare all’ambiente un intollerabile oltraggio, (che sta anche alla base dei conflitti che insanguinano le regioni petrolifere a cominciare dal Medio Oriente), ma anche di realizzare obiettivi concreti e specifici che rendano possibile, nell’immediato e in prospettiva, una trasformazione energetica radicale, un nuovo rapporto tra città e campagna, un nuovo tipo di società. Sembra ragionevole pensare che, in materia di energie alternative, sarebbe importante effettuare un primo passo analogo a quello che nell’ottobre del 1944 fu rappresentato dai Decreti Gullo, che invogliarono le masse contadine del Mezzogiorno prima, e poi, con il lodo De Gasperi con l’imponibile di mano d’opera, le masse bracciantili e contadine di tutta la penisola, a prendere coscienza del loro indispensabile ruolo nella società italiana.
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