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Home > News > cultura e società > Un bel cortometraggio campanese di mezzo secolo fa

Un bel cortometraggio campanese di mezzo secolo fa

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News
Scritto da gianpiero.ima.   
Questo articolo è stato letto: 1040 volte

  

VTS_26-60_incaQuello che pubblichiamo in questa pagina è un bel cortometraggio girato verso metà anni Sessanta da Mario Palopoli, cineasta campanese trapiantato a Torino.

Un paio d'anni fa, un po' per passione cinematografica, un po' per equivoco, un po' per curiosità e sperimentazione, qualche settimana prima della Fiera della Ronza '2009 presentai su questo portale un filmato 'antichizzato' da me artigianalmente, cioè reso bianco e nero, abbondantemente sforbiciato, e rielaborato per adattarlo a una idea esclusivamente 'paesaggistica'  d'antan ,  e per dotarlo inoltre di colonna sonora di musiche popolari calabresi.  Naturalmente dopo averne chiesto telefonicamente e ottenuto dal suo autore originario un consenso alla pubblicazione dei miei esperimenti digitali.

L'interprete protagonista del cortometraggio era, davvero nel pieno del suo giovanile splendore fisico, il campanese Umberto Chiarello, che avendo svolto nel filmato il ruolo di un giovanotto che decide di vendere la propria 'cavalcatura' per acquistare poi un moderno scooter, restò alquanto perplesso nel vedere inaspettatamente una rielaborazione ormai priva della 'storia' della compravendita duplice, e dove, per giunta, io avevo equivocato i luoghi iniziali del  set  ritenendoli tutti in territorio campanese.

Allora, avendone serenamente discusso, gli promisi che, tempo permettendo, avrei pubblicato, convertendolo in formato per il web, anche la versione originale assolutamente integrale del cortometraggio girato da Mario Palopoli. Cosa che non può che fare a tutti senza eccezioni un grandissimo piacere.

Ora, a beneficio di chi non conoscesse Mario Palopoli, io che lo conobbi parecchi decenni fa prima di lasciare Torino, sono andato a rovistare negli archivi telematici dei quotidiani  La Stampa  e  La Repubblica , e ho trovato due lunghe interviste, distanti fra loro ben 38 anni, di cui riproduco qui qualche stralcio perchè mi sembrano decisamente significative riguardo tanto alle competenze quanto al carattere.

La Stampa del 12 Settembre 1969, pag.5:
""
Mario Palopoli è il titolare della Torino film, una ditta che produce film industriali. Ha 36 anni, è nato a Campana, in provincia di Cosenza, è a Torino da 13 anni... Dice: "Ho sempre avuto una particolare simpatia per Torino... ho trovato gente buona, non ho mai avuto difficoltà perché sono meridionale, a Torino ho trovato una buona accoglienza e, soprattutto, mi hanno capito... Ho lavorato un po' come fotografo, ma già allora capivo che il futuro era della cinematografia... Sto lavorando alla preparazione di film didattici per la qualificazione professionale... Quando penso al mio paese provo un po' di nostalgia. Ma non si può aver tutto nella vita... Ho studiato, mi sono perfezionato. Il mio primo film risale a dieci anni fa, la mia prima affermazione".
Da quel giorno molte cose sono cambiate: adesso ha a sua disposizione un attrezzato laboratorio, sale di proiezione, macchinari moderni, operatori... Ancora oggi trascorre intere giornate alla 'moviola', quasi sempre è lui l'operatore dei suoi film. L'entusiasmo e la buona volontà non gli difettano... Con amici ha fondato un club per cineamatori: lezioni sull'uso delle cineprese, proiezioni, tutto un programma di lavoro...
""

La Repubblica del 24 marzo 2007, pag.XI:
""
Mario Palopoli da quarant'anni realizza documentari (ma anche film del terrore) nel suo studio di piazza Cavour che oggi rischia dichiudere per sempre.

Mario Palopoli, da 42 anni titolare d'una societa votata all' "altro" cinema. Cioè... ai filmati tecnici, industriali, al servizio... delle catene di montaggio come del laboratori dolciari.  Oggi quest'avventura sta per finire.  Palopoli è stanco, le attrezzature impolverate, e non c'e nessuno pronto a raccogliere la sua eredità... Palopoli passeggia su questo viale del tramonto tra moviole e ricordi, tra amarezza e nostalgia, tra proiettori e storie...

Palopoli fa cose, vede gente... Gira l'Europa e il Medioriente... cinque volte torna in Argentina... Conosce Comencini, Monicelli... rischia di fare a botte con Carlo Ausino - il regista di 'Torino Violenta' - durante 43 lunghissimi giorni a Londra...

Ha una storia meravigliosa nel cassetto...: è il 1970. L'uomo più ricco di Bologna è il costruttore edile e Cavaliere del Lavoro Carmine Domenico Rizzo...  Di Campana.  Un paesano di Palopoli.  Rizzo ha liquidi in abbondanza.  Decide di spenderne un po' nel cinema: c'è un giovane che lavora per una ditta di surgelati che ha voglia di fare un lungometraggio, perchè non dargli una possibilita? Rizzo ha anche il protagonista... un tipo curioso... Ci vuole qualcuno che sappia fare un film. E qui entra in scena Palopoli che s'imbarca su un Fokker e arriva nella bassa in un novembre bagnato e uggioso. Tra litigi e brina, nascerà così 'Balsamus l'uomo di Satana', il primo lavoro di quel giovane rappresentante di surgelati che poi diventerà famosissimo, ma a Palopoli è cosi inviso che non vuole nè nominarlo nè che lo si nomini.. Palopoli gli produrrà altri tre film, e ancora ricorda quella proiezione a Locarno del secondo lungometraggio del Regista, 'Thomas e gli indemoniati', cosi sfortunata che la pellicola non venne mai distribuita...

Storie di cinema, di successi, di fallimenti, di conflitti e rivalità come possono essere quelle di un uomo così battagliero...
""

Dicevo, più sopra, del carattere, e lo dicevo, credo, a ragion veduta. Perchè in una parte d'Italia relativamente ricca, dove forte potrebbe per molti essere la tentazione di risolvere i problemi professionali o imprenditoriali seguendo le sirene delle illecite scorciatoie dei facili guadagni e facendosi coinvolgere dalla malavita, come ormai tutti i giorni ci mostano le operazioni delle forze dell'ordine contro 'ndrangheta e altra criminalità organizzata al Nord, il riuscire a mettersi in gioco nel rispetto delle regole della convivenza civile credo si possa ben dire che significa, viale del tramonto o no, essere dotati di buon equilibrio e buon senso civico.

A tutti buona visione!

  

  

  

 

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