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"La zona vecchia di Campana, completamente disabitata, è stata lasciata in balia del tempo e delle intemperie: là, in case vecchie e pericolanti, disabitate e decrepite, Giovanni Bailoni ha raccolto i pezzi che compongono le sue creazioni, assemblate con un gioco delicato tra la modifica e il lasciar stare, l'adattamento all'arte e la conservazione del tratto d'origine."
Ma chi è questo 'raccoglitore e giocoliere', questo singolare 'creatore', che va sotto il nome di Giovanni Bailoni?
A Campana lo si conosce da qualche anno, dal momento che ora ci viene ormai ogni estate in ferie con la sua compagna Teresa Rossano. E questa, poi, sarebbe la sorella maggiore di una mia ex-allieva, ricercatissima parrucchiera di Campana, di nome Luigina (posso solo bisbigliarlo senza farmi sentire da Teresa, perchè lei, giustamente, vuole essere chiamata con la sua personale identità anagrafica, e cioè Teresa, e non 'la-sorella-di-Luigina' ). Lui invece, intendo il singolare 'creatore', è originario di Riva del Garda (TN) , bellissima località dove Teresa si è trasferita ormai da molti anni ; la frase sopra riportata è pubblicata appunto sopra il quotidiano locale 'L'Adige', e si riferisce ad una mostra d'arte di Giovanni, inaugurata nel novembre scorso presso la Galleria "Il Transito" in collaborazione con la 'Associazione Culturale Gruppo Arti Visive'.
Precisa dettagliando il suddetto quotidiano : "...La raccolta di materiale è durata un paio d'anni, ma le opere di Bailoni non nascono su progetto, ma dall'ispirazione...
...Il paese di Campana come luogo di reperti e ispirazione, tra tetti crollati, travi a vista, muri portanti che non cedono agli anni... ...Le creazioni di Bailoni prendono forma da vecchi legni, chiodi, oggetti in ferro più o meno arrugginiti, schegge di un passato che grazie all'artista non è ancora definitivamente passato. Infatti ciò che affascina l'autore è più che altro la ricerca del materiale e l'assemblaggio di un qualcosa di unico, riportato in vita, strappato all'inevitabile dimenticatoio in cui col tempo cade ogni cosa..."
La scorsa estate, a Campana, Giovanni e Teresa furono graditissimi ospiti a casa nostra per una gran bella serata, durante la quale Giovanni mi rivelò che dedicava la maggior parte del tempo del suo soggiorno campanese a 'rastrellare' qua e là oggetti abbandonati di vario genere, e mi anticipò la sua intenzione di fare una mostra dopo averli opportunamente 'agghindati' secondo l'intuito della sua vena artistica.
Su di lui adesso il richiamato articolo de 'L'Adige' rivela : "Ora con l'esposizione "Da cosa (ri)nasce cosa", Bailoni scopre i riassemblaggi polimaterici." Riassemblaggi poli-materici !? quest'ultimo aggettivo mi sembra fantastico! Volendo fare del sociologismo un po' improvvisato, mi viene spontaneo innestarci la notissima critica alla catena di montaggio (certo tutti ricordiamo per esempio il film-cult Tempi moderni di Charlie Chaplin) : sotto le stesse mani, in fabbrica, sempre lo stesso materiale con deprimente monotonia. Mentre qui, viceversa, Giovanni può realizzare, per sua fortuna, ma anche provetta abilità, una vera e propria fuga dall'alienazione industriale attraverso una rivisitazione-valorizzazione di tanti materiali diversi. Il tutto in termini appunto rivalutativi, e anzi decisamente in chiave artistica, di un sapiente lavoro artigianale.
Del successo della mostra ci congratuliamo ovviamente moltissimo con Giovanni, epperò uno dei motivi di maggior soddisfazione lo ricaviamo dal fatto che la stampa trentina abbia potuto diffondere il nome di Campana. E di ciò dobbiamo appunto render grazie a la-sorella-di-Luigina (oops , Teresa!) ma soprattutto al 'geniaccio' artistico che davvero, a giudicare dalle fotografie, non manca a questo simpaticissimo artigiano-artista-cultore della manualità che è Giovanni. Se fosse mai possibile ci sarebbe quasi da sradicare, ma sradicare proprio dalla base! , le rocce dell'Incavallicata per dargli modo, dopo averle trasportate (ovviamente solo in breve prestito!) e opportunamente acconciate come solo lui sa fare, di allestire delle mostre sull'elefante di pietra, dal vivo , in giro per tutta Italia, approfittando delle celebrazioni del 150enario dell'Unità!
Mi viene qui adesso da aprire però una parentesi appunto a proposito di celebrazioni dell'Unità d'Italia, della cui coccarda il nostro staff ha deciso all'unanimità di dotare temporaneamente l' homepage. Nottetempo sulla nostra pagina di Facebook è apparso un commento birichino : "Ben fatto il pubblicare la frassa carnevalesca contemporaneamente alla coccarda di celebrazione dell'Unità, la quale è stata una frassa anch'essa". All'alba, uno di noi ha letto e cancellato istintivamente e irreversibilmente, molto irritato (infatti non aveva ancora fatto colazione ). Però, parlandone poi in seno allo staff, sono emerse anche posizioni diversamente variegate. Per esempio a mio avviso non era un sarcasmo offensivo diretto a Campanesionline ; e allora al commento avrei risposto: "L'unità è un ideale. Nel mondo ce ne sono tanti. E tutti camminano sulle gambe di noi uomini miserelli. Tròvatene uno anche tu e rimboccati le maniche ".
Voglio dire che sul tema non siamo così acritici e sprovveduti. Ma il decorso storico è quello che è : dalle Dolomiti a Capo Passero decine di migliaia di patrioti idealisti hanno messo in gioco la propria pelle aggregandosi per gli ideali costituzionali che all'epoca infiammavano tutta Europa. Andavano alla guerra indossando una camicia rossa e non proprio la tunica dorata degli angioletti, purtroppo (quantunque anche per i crimini di guerra le responsabilità son personali). Inoltre avevano evidentemente sottovalutato gli appetiti delle diplomazie savoiarde, d'accordo! (l'attuale WikiLeaks avrebbe senz'altro fatto la differenza ). Nell'insieme va aggiunto che non hanno saputo gestirsi in modo tale che l'ideale di unità e indipendenza non cedesse talvolta il passo alla prosopopea, a tutto discapito del dovuto rispetto dell'altrui dignità, per non dire altro. D'accordo pure su questo! Però erano i soli (tra i vari Re-tentenna, anche del Sud non meno che del Nord) a dimostrarsi veramente determinati a non accettare il fatto che la definizione metternichiana di una Italia "solo espressione geografica" dovesse azzerare quella dantesca : e cioè che invece l'Italia è nazione di un unico Paese "ch'Appennin sparte e il mar circonda e l'Alpe". Perchè possedevano una gran fiducia che in generale la cosiddetta "italica stirpe", pur se non propriamente di eroi, santi e navigatori, non fosse neppure fatta di servi inetti e insignificanti come invece era da troppi secoli trattata dalle varie dinastie austriache, iberiche, francesi, e chi più ne ha più ne metta. Adesso forse noi, più realisticamente, abbiamo validi motivi di ritenere che i vari Arlecchino, Pulcinella, Meneghino e via carnevalando , non sono solamente delle caricature esagerate delle meschinerie nostrane, ma, almeno in parte, quasi dei veri e propri caratteri costitutivi. Se la cosa ci sta stretta, allora però forse ci servirebbe, più che una retromarcia della Storia, una bella autoanalisi delle (non troppe) virtù e dei (numerosi) difetti nazionali. Seguita da un bel tirarsi su le maniche noi stessi per trovare la quadra , e badando ormai piuttosto al presente e al futuro (e prima di correre il rischio ch'essa ci venga, magari per realpolitik, imposta dall'estero, come al solito).
Chiusa la parentesi 150enaria e tornando all'evento trentino dello scorso autunno, non so ora se è il caso di aggiungere anche, dal canto mio, che la mostra di Giovanni Bailoni mi ha rinverdito riflessioni (in versi sciolti ma senz'alcuna pretesa, per carità ) ispirate dalla passione discreta di ogni serio ricercatore di reperti archeo-socio-storici. Spero che a Giovanni non dispiaccia se li pubblico qui sotto, quasi a introdurre le foto dei suoi bei lavori. Del resto, constatando anche che su questo portale da un paio di mesi a questa parte i versi sciolti stanno abbondantemente proliferando, mi viene spontaneo il pensiero: 'verseggiare è un piacere soggettivo. E se non qui, dove?' 
Forestiero, che vai girando per queste contrade certo sì stràne a te, quanto pur sì remote alla dimora tua, ansioso cogli occhi attingendo, e l'avida mente, a inenarrabile quiete, e profonda, e a incantati scenari (che, pur palpitanti di antiche memorie, paiono immuni dal millenario volger del tempo) arrèsta il cammino. Per pochi momenti : quel breve frangente di sosta consenta al tuo cuore pulsante e sconvolto da tanta bellezza e da tale magìa, trovare di nuovo l'usuale cadenza; consenta alla mente riprender controllo dell'ansia affannata; consenta, poi, che i tuoi fisici sensi possan scoprire, osservare, tastare l'oggetto, la bruta materia. Che bruta non è, se, esortando la mente a forzare il suo guscio, la mente sospinge; e sofferma il pensier su passate stagioni (di uomini e donne, comuni mortali che pur sottomessi ai soprusi plasmaron la Storia col loro ingegnarsi, e sovente spronati dal solo bisogno); nel mentre l'oggetto giacente, vetusto, consunto dal lungo abbandono, ti cerca, e reclama la sua dignità secolare di testimonianza.
Forestiero, anche a me è convinzione, son certo pur io che a fare la Storia, più che i re e i condottieri è stata la gente, la gente comune, la gente al patire soggetta, e a continua penuria, schiacciata dal grève bisogno : pesante ed amaro fardello, cui dare ha saputo la sua quotidiana risposta. La Storia dell'uomo miseria\ricchezza del mondo, dell'uomo proclive anzitutto ai dettami del ciclo perenne di madre natura (si nasce, si cresce; di generazione la specie poi ci si tramanda in generazione, e quindi si volge alla fine). Ma intanto un'idea ciascheduno intravvede : per chi riflettente se stesso e il proprio vantaggio venale, per chi la famiglia, o la gente, o le antiche virtù, chi i nuovi miraggi o le nuove fate morgane ; chi cerca ricchezza o potere, chi una missione, chi altro. Ognuno ha il suo sogno e ognuno lo insegue, lo incalza, lo acchiappa o gli sfugge : ma infine, plaudito o ignorato, blandito o vituperato, un tassello al millenario mosaico lo mette comunque. E traccia ne resta di testimonianza. Ed il senso verace di tutta l'umana vicenda sta scritto in linguaggio reale qui a terra da qualche specifica parte ma ignota disperso, oppur dappertutto affiorante ancor oggi qui e là : negli oggetti di bruta materia che bruta non è. Ipotesi astrusa a me pare ogni altra, e assai fatua, e nient'altro che consolatoria.
(gianpiero.ima.)
(per visualizzarle ingrandite basta cliccare sulle immagini, anche quelle nel testo più sopra)
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