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Home > News > cultura e società > Una intervista al prof. Salvatore Spagnolo (Policlinico di Monza)

Una intervista al prof. Salvatore Spagnolo (Policlinico di Monza)

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News
Scritto da V. Germinara   
Questo articolo è stato letto: 5843 volte

  

AGGIORNAMENTO SULLA REPERIBILITA', CAUSA UN COMMENTO-RICHIESTA DI EMERGENZA

ProfSpagnoloPoiché il Prof Salvatore Spagnolo ha operato molte persone di Campana, mi sembra di fare cosa gradita a tutti coloro che lo hanno conosciuto da vicino.  L’articolo è su Mondo e Salute Lombardia...
[ Il prof.Spagnolo è infatti responsabile del dipartimento di Cardiochirurgia I. del Policlinico di Monza, ed è anche stato il primo assegnatario della  ' Campana d'oro '  da quando fu istituita ]
  
""
L'embolia polmonare è una malattia ancora poco conosciuta. E' la terza causa di morte dopo l'infarto del miocardio e le malattie neoplastiche. Interessa il 15 per cento dei decessi e nel 76 per cento dei casi, come spesso emerge dagli esami autoptici, la malattia non viene diagnosticata. Fattori di rischio embolico maggiore sono i casi di frattura, flebite, intervento chirurgico addominale, gravidanza. Importante è riconoscere tempestivamente il sintomo principale: grave dispnea, ossia mancanza di fiato improvviso e importante. In questo caso il sospetto di embolia deve essere immediato. Come è noto nel caso dell'ischemia cardiaca, infatti, anche per l'embolia polmonare il fattore tempo gioca un ruolo fondamentale. Con un ecocardiogramma è possibile confermare la diagnosi e iniziare un percorso terapeutico mirato.
.....
  
  
Lei ha introdotto anche una nuova tecnica di intervento per la trombosi. Come si trattava fino a oggi?
"La trombosi e una malattia che nella sua forma meno grave può essere superata con farmaci fibrinolitici. Quando la sua forma è massiva, ossia il coagulo chiude più del 50 per cento delle arterie polmonari, il paziente si ipotende fino a morire nell'arco di qualche ora. Alcuni anni fa, quando non si utilizzava una protezione con l'eparina per via percutanea, la situazione era ancora più critica. Oggi, tutti i pazienti allettati per lungo tempo come i politraumatizzati, fratturati, operati di protesi d'anca o al ginocchio, sono protetti con eparina."

Quali aspettative aveva in precedenza il trattamento della forma massiva?
"Diagnosticata o non diagnosticata, la forma massiva dell'embolia polmonare ha sempre avuto un'alta percentuale di mortalità, sia con la terapia medica che con la terapia chirurgica. In genere non è quasi trattata a livello chirurgico, ma solo farmacologico, dal momento che il rischio chirurgico è più alto di quello farmacologico. L'intervento classico sarebbe tecnicamente banale: si porta il paziente in circolazione extracorporea, si apre l'arteria polmonare, si rimuove il trombo e si richiude. Il problema subentra dopo l'intervento: il paziente rimane spesso scompensato e non supera l'operazione. Molti chirurghi hanno cercato di comprenderne il motivo, ipotizzando ad esempio che i coaguli, dai rami principali, si spostassero semplicemente nei rami periferici, dove non e più possibile intervenire."

Come le è venuta l'idea di invertire la circolazione polmonare?
"Mi sono reso conto che aprendo la polmonare e svuotando le arterie dal sangue e dai trombi, permettevamo all'aria di entrare in circolo, trasformando così l'embolia con i trombi in embolia gassosa, più pericolosa dell'embolia organica perché occlude tutti i vasi più piccoli e periferici. Ho quindi pensato di invertire la circolazione polmonare, applicando, dopo la rimozione dei trombi, un circuito che porta sangue nella parte sinistra del cuore, dall'atrio sinistro alle vene polmonari, e poi dalle arterie polmonari piccole alle arterie polmonari grosse. Il sangue refluo spinge l'aria e i trombi periferici all'esterno. Sangue che noi poi filtriamo e ridiamo al paziente. E’ tecnicamente semplice: si inietta il sangue con pressione di 20 mm di mercurio. Il sangue crea un fronte d'onda che progressivamente dal circolo venoso polmonare va verso il circolo arterioso spurgando ciò che c'è nel polmone."

Quali risultati ha ottenuto?
"Ho operato 30 casi con questa tecnica, un numero piuttosto alto per questa tipo di patologia. E la casistica è di zero mortalità."
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Il prof. Salvatore Spagnolo in sala operatoria con la sua équipe

 

 

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