|
...SOLO CHE IL TRAGITTO ERA, AHIME' , DIRETTO ALTROVE (LEGGI I COMMENTI A FINE ARTICOLO)
Questa volta mi esprimerò nella prima persona del singolare maschile. Non mi chiamo Alessandro Manzoni, e neppure sono un esegeta manzoniano, anzi per la verità non sono stato mai un fanatico dei Promessi sposi: ma solamente a suo tempo, diciamo qualche annetto fa, uno studente che se lo doveva forzatamente e barbosamente portare all'esame. Però questa finzione letteraria escogitata dal Manzoni, che cioè la narrazione delle peripezie di Fermo (successivamente Renzo) e Lucia lui l'avesse trovata in un "antico" manoscritto, in verità mi ha sempre piacevolmente intrigato. E adesso anche io ho trovato finalmente un qualcosa di "antico".
Di relativamente "antico". Pur se, sotto un altro aspetto, questo aggettivo tuttavia, nel mio caso, mi sembra perfino più azzeccato che nel Manzoni (con tutto il rispetto per un mostro sacro della letteratura nazionale, ovviamente). Si tratta di un filmato, un filmato girato con una gloriosa cinepresa super-8. Però, pur risalendo solo circa alla fine degli anni sessanta, il successivo avvento del digitale l'ha ormai reso tecnicamente obsoleto, matusa, un vero e proprio cimelio storico. Insomma: un "antico", tecnologicamente parlando, quasi da età della pietra (in senso buono), che in giro non se ne trovano facilmente.
Propriamente, per la verità, non potrei neppur dire di averlo 'trovato': ho saputo da Mario Palopoli che l'aveva girato lui stesso sotto il soleggiato cielo dell'agro di Campana, e conoscendoci abbastanza bene ormai da moltissimi anni semplicemente gliel'ho chiesto. E lui me l'ha dato. "Ne vorrei estrapolare e pubblicare delle sequenze" gli ho detto. "Ne puoi estrarre tutto ciò che più ti interessa: in sostanza ne puoi fare tutto quello che ti pare" mi ha risposto.
Intendiamoci, non che Mario Palopoli sia un dilettante che riprende solo qualche gita familiare senza valore: è invece un abilissimo professionista della cinepresa. Chi non lo conoscesse deve sapere che da quando lasciò Campana per stabilirsi a Torino ha sempre operato con successo nel campo della foto-cinematografia ad un certo livello. Per cui il filmato in questione non è certo roba di scarto.
Ma io, quando mi è poi tornata alla mente la finzione del Manzoni e del suo manoscritto, non ho saputo limitarmi ad estrapolarci un certo numero di sequenze. Perchè mi è anzi venuto spontaneo sottoporle ad un processo, per così dire, di ulteriore 'rapido invecchiamento'. Già nella pellicola originale si può, tra le altre inquadrature, ammirare la Fiera della Ronza nella sua maestosa imponenza di antica fiera del bestiame, nel suo magico splendore che tanto sa di 'bel tempo andato': tra soli due mesetti si potrà fare dal vivo il confronto con l'attuale, forse non altrettanto suggestiva, sua versione. E purtuttavia devo confessare che un'ulteriore ispirazione per taroccare senza ritegno il filmato me l'ha anche data quel pezzo di vecchia 'Settimana Incom' che ormai non ci fa più alcun effetto perchè la conosciamo un po' tutti a memoria.
Forse, di questa operazione di 'antichizzazione fasulla', dovrei parlarne a voce bassa e un po'arrossendo. Il fatto è che ricordo, emulazione manzoniana a parte, che quando si faceva teatro con il 'Piccolo di Campana' con Vittorio Cosentino, Ludovico Grilletta, Sabatino Funaro, Rina Lerose, Pina (attualmente) Ioverno, e tanti altri il cui nome ora mi sfugge, a un certo punto per esigenze di scena, non so più se nel terzo atto di "Pensaci Giacomino" o del "Giardino dei ciliegi", Vittorio doveva apparire invecchiato.
Allora noi truccatori (che poi eravamo solo una striminzitissima troupe gloriosamente rappresentata da me e gentil consorte) nell'intervallo dopo il secondo atto ci si fregava le mani e con sommo gaudio ci si accaniva a lavorare sopra di lui di bistro e fondotinta, e di matita grassa per accentuarne le rughe, e di borotalco per incanutirne la folta capigliatura (...quintalate di borotalco, benadìca!) E il ritocco non ci bastava mai, e si insisteva forse anche ben oltre il necessario, ma più che altro per nostro divertimento (che con un pizzico ma non troppo di esagerazione definirei un po' perverso, a giudicare dalle resistenze di Vittorio). Un po' come quando hai la tua ragazza che si incaponisce che a tutti i costi ti deve schiacciare i punti neri sul naso.
Più o meno è quello che si è ripetuto adesso col filmato (per la serie 'se proprio non ho un pezzo d'antiquariato di prima del diluvio universale, me lo faccio da me in laboratorio'): la trasformazione del colore in bianco e nero, l'introduzione, su sfondo grigiastro col conteggio a ritroso 3-2-1 nei classici cerchietti girevoli seguiti dal testo in tremolante scorrimento, le sforbiciate e gli incollaggi per un nuovo rendering, l'aggiunta dei finti graffi e dei falsi inceppamenti, l'insonorizzazione con vecchie musiche popolari. Quasi tutti strumenti di avanzamento tecnologico all'incontrario, veri e propri effetti speciali alla rovescia, ma insomma tali da apportarmi un impagabile, quasi diabolico sollazzo (tra me e me, ovviamente! ma almeno ciò è valso a riconciliarmi un po' con Fermo e Lucia).
Va bene, va bene, ma veniamo a noi, si dirà: qual è la conclusione?!... La conclusione? è che tutto quanto di bello è possibile vedere nelle veramente magnifiche inquadrature del filmato che qui vi propongo, è opera della bravura di Mario Palopoli; e viceversa tutte le imperfezioni e le brutture, vorrei dire le ciofèche e fetenzìe, che stridono con i risultati tecnicamente avanzati della cinematografia attuale, sono da attribuirsi alla perversione del sottoscritto. Per tutti : buona visione! (Per Mario : mi potrai mai perdonare?)
Il filmato originario mediante una breve trama metteva a fuoco il 'passaggio' tra l'antico mezzo di locomozione animale e un altro più moderno: si prevede che entro la stagione estiva potrà venire pubblicato su questo stesso portale
|