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Home > News > cultura e società > OMAGGIO A FABRIZIO DE ANDRE'

OMAGGIO A FABRIZIO DE ANDRE'

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News
Scritto da gianpiero.ima.   
Questo articolo è stato letto: 1622 volte
  

aggiornamento-articoloConfermiamo che questo portale é rivolto ai fdeandrefatti diCampana  e ai Campanesi residenti e non. Però siccome qualche eccezione di quando in quando non fa che confermare la regola, veniamo ora a pubblicare un piccolo, modestissimo contributo alla ricorrenza (di ieri) del decimo anniversario della morte di Fabrizio De André. Del resto la sua 'poesia in musica' degli anni 70/80 ha conquistato cuore e mente di un po' tutti, anche di tanti Campanesi nei loro bei verdi anni.

Ora non c'interessano tanto, qui, le esternazioni 'politiche', o presunte tali, del poeta anarchico ("...son bombarolo..."), e vogliamo anche bypassare quelle trovate che a suo tempo ci coinvolsero ironicamente quando, per esempio in "Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers", Fabrizio decise di rispondere all'ipocrita e bigotta censura dell'epoca sostituento i versi

"...frustando il cavallo come un mulo

quel gran faccia da...
alfin si dileguò
"

con:
"...frustando il cavallo come un ciuco
tra i glicini e il sambuco...
"  eccetera.

Del resto, che in quella stessa canzone i messaggi stiano annidati un po' più nel profondo, sarebbe facilmente dimostrabile guardando per esempio a quegli altri versi che cantano:
"... il sangue del principe e del Moro
arrossano il cimiero
d'identico color...
" :
affermazione che oggi non tanti Leghisti, ma anche non tanti filo-aristocratici estimatori del 'sangue blu', si sentirebbero di sottoscrivere.

Ma ciò che piuttosto ci interessa qui, è, sotto il profilo di un esame critico rapidissimo e senza pretese, il sottolineare come l'evoluzione musicale che lo portò infine ad approdare ad una rivalutazione del ritmo melodico della 'lingua' genovese (e, se non mi sbaglio e non ricordo male, anche i fratelli Grillo dei Calabria Logos sono affascinati da quel percorso artistico), ad approdare cioè a quel gioiellino di capolavoro che è "Creusa do mar", sia passata attraverso la faticosa individuazione di temi poetici che potessero ispirare una vera e propria trasfigurazione musicale in virtù della loro pregnanza intellettuale e del loro impegno civile.

Ci riferiamo in particolare (tra le tante altre ispirazioni cui attinse il poeta di "Bocca-di-Rosa", di "Via del Campo", de "Il testamento") all'Antologia di Spoon River, nella quale l'autore della raccolta di poesie, Edgar Lee Master, immagina che i defunti dell'omonima cittadina americana recitino da sè il proprio epitaffio: e ne esce fuori il quadro di uno squallido e demoralizzante agglomerato di gente soffocata da ipocrisie e di convenienze sociali.   

 Dall'opera di Masters, De André ricava un album di canzoni che intitolerà "Non al denaro, non all'amore né al cielo".
Intervistato a Roma nell'ottobre del 71 dalla scrittrice Fernanda Pivano, Fabrizio rivela: "...Spoon River l'ho letto da ragazzo... Poi mi è capitato di rileggerlo, due anni fa, e mi sono reso conto che non era invecchiato per niente. Soprattutto mi ha colpito un fatto: nella vita, si è costretti alla competizione, magari si è costretti a pensare il falso o a non essere sinceri, nella morte, invece, i personaggi di Spoon River si esprimono con estrema sincerità, perché non hanno più da aspettarsi niente, non hanno più niente da pensare. Così parlano come da vivi non sono mai stati capaci di fare.
...A questo punto... siccome nei dischi racconto sempre le cose che faccio, racconto... le mie magagne (perché penso di essere un individuo normale e dunque penso che ... gli altri sono abbastanza simili a me), ho cercato di adattare questo Spoon River alla realtà in cui vivo io.
Perché ho scelto Spoon River e non le ho addirittura inventate io, queste storie? Dal punto di vista creativo, visto che c'era stato questo Signor Lee Masters che era riuscito a penetrare così bene nell'animo umano, non vedo perché avrei dovuto riprovarmici io."
Conclude la Pivano: "Direi, tutto sommato, che siamo usciti dall'atmosfera della morte per tentare un'indagine sulla natura umana, attraverso personaggi che esistono nella nostra realtà, anche se sono i personaggi di Masters".

Delle canzoni qui sotto pubblicate con a fronte il testo delle liriche originali, e con il relativo audio, dobbiamo ringraziare la professoressa Francesca Policaro di Vibo Valentia, che anni fa le mise a disposizione degli altri componenti (me compreso) di un gruppo del Master online di E-learning gestito dall'Università della Tuscia. Mi spiace però che l'urgenza della circostanza non ci abbia consentito di riconvertire l'audio a un flusso fruibile dai modem 56k.

Motivi di spazio ci hanno costretti a scegliere, di questa raccolta, solo tre canzoni (Dormono sulla collina, Un medico, Il suonatore Jones): vengano intese come un piccolissimo esempio di come il progetto artistico di Fabrizio De André abbia riscaldato il cuore e risvegliato la mente di tantissime persone, letteralmente rapite e conquistate da quella sua capacità di grande affabulatore, e da quella innata propensione a mettere con successo la sua 'poesia in musica' al servizio della propria passione civile.

  

aggiornamento-articoloAd articolo pubblicato ormai da qualche giorno, mi scrive Carlo Grillo dei Calabria Logos:
""Ciao Gian Piero,
il tuo 'pezzo' su F. De Andrè  l'ho letto e l''ho apprezzato molto.
Hai parlato, tra le altre cose, di Spoon River ... e devi sapere che ho molti ricordi legati a questa magnifica opera di E.L. Masters.
Pensa, è un lavoro che ho musicato e rappresentato in teatro negli anni '80.
Ho avuto la tentazione di scriverlo come commento ma poi mi sono trattenuto perchè a scrivere siamo sempre gli stessi e non vorrei che qualcuno possa fraintendere questo spirito di collaborazione e confonderlo con esibizionismo....
in allegato ti invio il brano "L'ottico" ... il testo l'ho tratto da Spoon River .. la musica è mia! E' una incisione degli anni '80 ...  E' un pezzo per voce solista (la mia) e coro ......
forse ti farà piacere sentirla !!! Un caro saluto. Carlo""

  
Mi farà piacere forse? ma mi fa piacere di sicuro, e certamente non solo a me!
E poi, che cos'é questa storia dell'esibizionismo?... allora esibizionisti lo siamo tutti!
Ma lasciamoli perdere, per cortesia, quelli che potrebbero fraintendere... ché tanto quasi sempre fraintende chi fraintendere vuole.
Anzi, ai tre brani scelti in precedenza aggiungiamo volentieri l'audio del tuo, e vi uniamo pure la lirica originale, con tanto di copertina del libro di E.L. Masters. Ti abbraccio.


La collina di E.L.Masters

Dormono sulla collina di De Andrè

audio

Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley,
l'abulico, l'atletico, il buffone, l'ubriacone, il rissoso?
Tutti, tutti, dormono sulla collinaUno trapassò in una febbre
Uno fu arso nella miniera,
Uno fu ucciso in rissa,
uno morì in prigione,
uno cadde dal ponte lavorando per i suoi cari -
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina
Dove sono Ella, Kate, Mag, Edith e Lizzie
la tenera, la semplice, la vociona, l'orgogliosa, la felice?
Tutte, tutte dormono sulla collina
Una morì di parto illecito,
una di amore contrastato,
una sotto le mani di un bruto in un bordello
una di orgoglio spezzato, mentre anelava al suo ideale,
una inseguendo la vita, lontano, in Londra e Parigi,
ma fu riportata nel piccolo spazio con Ella, con Kate, con Mag
tutte, tutte dormono sulla collina
Dove sono zio Isaac e la zia Emily,
e il vecchio Towny Kincaid e Sevigne Houghton,
e il maggiore Walker che aveva conosciuto
uomini venerabili della Rivoluzione?
Tutti, tutti dormono sulla collina.
Li riportarono, figlioli morti, dalla guerra
e figlie infrante dalla vita
e i loro figli orfani, piangenti -
tutti, tutti dormono, dormono dormono sulla collina
Dov'è quel vecchio suonatore Jones,
che giocò con la vita per tutti i novant'anni
fronteggiando il nevischio a petto nudo
bevendo, facendo chiasso, non pensando né a moglie né a parenti
né al denaro, né all'amore, né al cielo
Eccolo! Ciancia di fritture di tanti anni fa,
delle corse di tanti anni fa nel boschetto di Clary
di ciò che Abe Lincoln
disse una volta a Springfield.

Dove se n’è andato Elmer
che di febbre si lasciò morire
dov’è Herman bruciato in miniera.
Dove sono Bert e Tom,
il primo ucciso in una rissa
e l’altro che uscì già morto di galera.
E cosa ne sarà di Charley
che cadde mentre lavorava
e dal ponte volò e volò sulla strada.
Dormono, dormono sulla collina
Dormono, dormono sulla collina.
Dove sono Ella e Kate
morte entrambe per errore,
una d’aborto, l’altra d’amore.
E Maggie uccisa in un bordello
dalle carezze di un animale
e Edith consumata da uno strano male.
E Lizzie che inseguì la vita
lontano, e dall’Inghilterra
fu riportata in questo palmo di terra.
Dormono, dormono sulla collina
Dormono, dormono sulla collina.
Dove sono i generali
che si fregiarono nelle battaglie
con cimiteri di croci sul petto.
Dove i figli della guerra
partiti per un ideale
per una truffa, per un amore finito male.
Hanno rimandato a casa
le loro spoglie nelle bandiere
legate strette perché sembrassero intere.
Dormono, dormono sulla collina
Dormono, dormono sulla collina.

Il dottor Siegfried Iseman - E.L.Masters

Un medico - De Andrè 

audio


Dissi, quando mi consegnarono il diploma,
dissi a me stesso che sarei stato buono
e saggio e caritatevole col prossimo;
dissi che avrei trasportato il Credo cristiano
nella pratica della medicina!
Ma, non so come, il mondo e gli altri dottori
subodorano ciò che si ha in cuore non appena si prende
questa magnanima risoluzione.
E il sistema è pigliarvi per fame
Da voi non verranno che i poveri.
Voi vi accorgerete troppo tardi che fare il dottore
non è che un modo di guadagnarsi la vita.
E quando siete povero e dovete reggere
il Credo cristiano e la moglie e i figli
tutto sulla vostra schiena, è troppo!
Ecco perché fabbricai l'Elisir di Giovinezza,
che mi portò alla prigione di Peoria
bollato come truffatore e imbroglione
dall'integerrimo Giudice Federale!
Da bambino volevo guarire i ciliegi
quando rossi di frutti li credevo feriti
la salute per me li aveva lasciati
coi fiori di neve che avevan perduti.
Un sogno, fu un sogno ma non durò poco
per questo giurai che avrei fatto il dottore
e non per un Dio ma nemmeno per gioco:
perché i ciliegi tornassero in fiore,
perché i ciliegi tornassero in fiore.
E quando dottore lo fui finalmente
non volli tradire il bambino per l’uomo
e vennero in tanti e si chiamavano gente
ciliegi malati in ogni stagione.
E i colleghi d’accordo i colleghi contenti
nel leggermi in cuore tanta voglia d’amare
mi spedirono il meglio dei loro clienti
con la diagnosi in faccia e per tutti era uguale:
ammalato di fame incapace a pagare.
E allora capii fui costretto a capire
che fare il dottore è soltanto un mestiere
che la scienza non puoi regalarla alla gente
se non vuoi ammalarti dell’identico male,
se non vuoi che il sistema ti pigli per fame.
E il sistema sicuro è pigliarti per fame
nei tuoi figli in tua moglie che ormai ti disprezza,
perciò chiusi in bottiglia quei fiori di neve,
l’etichetta diceva: elisir di giovinezza.
E un giudice, un giudice con la faccia da uomo
mi spedì a sfogliare i tramonti in prigione
inutile al mondo ed alle mie dita
bollato per sempre truffatore imbroglione
dottor professor truffatore imbroglione.

Il suonatore Jones

Il suonatore Jones - De Andrè 

audio

La terra ti suscita
vibrazioni nel cuore: sei tu.
E se la gente sa che sai suonare,
suonare ti tocca, per tutta la vita.
Che cosa vedi, una messe di trifoglio?
O un largo prato tra te e il fiume?
Nella meliga è il vento; ti freghi le mani
perché i buoi saran pronti al mercato;
o ti accade di udire un fruscio di gonnelle
come al Boschetto quando ballano le ragazze.      
Per Cooney Potter una pila di polvere
o un vortice di foglie volevan dire siccità;
a me pareva fosse Sammy Testa-rossa
quando fa il passo sul motivo di Toor-a-Loor.
Come potevo coltivare le mie terre,
- non parliamo di ingrandirle -
con la ridda di corni, fagotti e ottavini
che cornacchie e pettirossi mi muovevano in testa, 
e il cigolìo di un molino a vento - solo questo?
Mai una volta diedi mani all'aratro,
che qualcuno non si fermasse nella strada
e mi chiedesse per un ballo o una merenda.
Finii con le stesse terre,
finii con un violino spaccato -
e un ridere rauco e ricordi,
e nemmeno un rimpianto.
In un vortice di polvere
gli altri vedevan siccità,
a me ricordava
la gonna di Jenny
in un ballo di tanti anni fa.
Sentivo la mia terra
vibrare di suoni
era il mio cuor,
e allora perché coltivarla ancora,
come pensarla migliore.
Libertà l’ho vista dormire
nei campi coltivati
a cielo e denaro,
a cielo ed amore,
protetta da un filo spinato.
Libertà l’ho vista svegliarsi
ogni volta che ho suonato
per un fruscio di ragazze
a un ballo
per un compagno ubriaco.
E poi la gente lo sa,
e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare.
Finì con i campi alle ortiche
finì con un flauto spezzato
e un ridere rauco
e ricordi tanti
e nemmeno un rimpianto.

Dippold, l'Ottico - di E.L. Masters


 

Che cosa vedete adesso?
Globi di rosso, giallo, porpora.
Un momento! E adesso?
Mio padre e mia madre e le mie sorelle
Sì. E adesso?
Cavalieri in armi, belle donne, visi gentili.
Provate questa.
Un campo di grano - una città.
Benissimo! E adesso?
Una donna giovane e angeli chini su di lei.
Una lente più forte! E adesso?
Molte donne dagli occhi vivi e labbra schiuse.
Provate queste.
Soltanto un bicchiere sul tavolo.
Oh, capisco! Provate questa lente!
Soltanto uno spazio vuoto, non vedo nulla in particolare.
Bene, adesso!
Pini, un lago, un cielo d'estate.
Questa va meglio. E adesso?
Un libro.
Leggetemi una pagina.
Non posso. Gli occhi mi sfuggono al di là della pagina.
Provate questa lente.
Abissi d'aria.
Ottima! E adesso?
Luce, soltanto luce che trasforma il mondo in un giocattolo.
Benissimo, faremo gli occhiali così.

copertinaantologia

 

Dippold, l'Ottico - testo di E.L. Masters,

musica di Carlo Grillo

  

  

 

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