L'unità 'malata' d'Italia: una promo e un commento

Scritto da Vincenzo Germinara.

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Dopo l’ unknown annuncio su Campanesionline, la tipografia della Grafosud di Rossano, nel mese di agosto, ha pubblicato il libro di Umberto Chiarello ”Unità malata d’Italia-Calabria, fatti e misfatti di storia patria”.

L’autore in questo libro-ricerca non delinea intenzionalmente un percorso storico, ma imposta la questione meridionale, e in modo particolare la questione calabrese, in modo del tutto nuovo, partendo dalla constatazione che l’unità della penisola operata dai piemontesi non fu semplicemente illegale, ma frutto di un compromesso a livello europeo, voluta in modo particolare da Francia e Inghilterra, con il tacito accordo austriaco, per stabilizzare l’intera area.

Vengono così esaminate le tappe più significative del Mezzogiorno e della Calabria attraverso un esile filo conduttore che ne esamina appunto l’illegale ”conquista”, la successiva “rapina”, la “cavalcata” di Garibaldi e il ruolo dei “picciotti” siciliani e dei proprietari terrieri siciliani e calabresi in ordine alla riuscita dell’impresa dell’Eroe dei due Mondi, la reazione brigantesca e il terrore della legge Pica, nonché gli effetti collaterali come Bronte e Casalduni.

Si sofferma sul tradimento dei generali napoletani, sulla retorica misticheggiante del Risorgimento come opera di tutto il popolo; sulla Cassa del Mezzogiorno, vero scempio di soldi pubblici, promossa dall’economista Saraceno, ma gestita dal partito di maggioranza relativa, la Democrazia cristiana, e dai suoi satelliti con un nugolo di valvassori e “cumparielli” dei centri di potere locali.

Viene rivisitata la rivolta di Reggio Calabria del 1970, promossa dai centri di potere locale democristiano, ma passata alla storia recente come la “rivolta fascista”, il successivo e famoso “Pacco” del presidente del Consiglio di allora Emilio Colombo, e il nefasto e decisivo ruolo del “gatto e della volpe” di Giacomo Mancini e Riccardo Misasi.

E ancora il ruolo dei media del Nord con i suoi gazzettieri, che hanno remato contro il Meridione e la Calabria ogni qualvolta si prospettava un qualche inizio di industrializzazione, e l’opera indegna dei “Verdi” ecologisti in servizio permanente, sempre contrari a prescindere. E ancora: l’emigrazione, la ‘ndrangheta, le infrastrutture, gli economisti d’attacco, la piaga della sanità, l’esodo sanitario verso le regioni del Centro Nord e tante altre notizie, per finire -si fa per dire- ai “botti" del governo Monti, che con il ministro Passera annuncia “urbi e orbi” che lo Stato è pronto ad investire nel Mezzogiorno oltre cento miliardi per la crescita, e che la ripresa è già possibile nell’arco del 2012.

A coronamento, oltre ad alcune perle di vita meridionale e ad alcuni contributi di emeriti meridionalisti, sono stati analizzati i dati di 118 comunità calabresi delle zone interne di collina e di montagna, relativi al trend demografico, al reddito, al tasso di natalità e mortalità, tutti deficitari, che fanno ormai del territorio calabrese, come è stato detto, una “riserva indiana”.

Per eventuali altre notizie si può contattare l’autore al n. 377.3013320 oppure una e-mail a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

  

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