PITTURA : Rocco Rossano (3^ parte)

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Parte 3^  ( conclusione arte figurativa di R. Rossano )

 

    La pubblicazione dell'intervista a Rocco Rossano si conclude qui con:

 

PITTURA E POESIA : all'insegna della emozione

 

    In queste poesie di Rocco, tre sono le tematiche che si possono individuare: l'emigrazione, la figura paterna, il proprio paese. Anticipiamo subito che sarebbe un po' sciocco andare qui alla ricerca dei formalismi della metrica classicamente intesa, con tutta la sua sillabazione e le sue rime al posto giusto: sotto l'aspetto formale il riferimento dev'essere alla metrica sciolta, ma sotto quello sostanziale ciascun lettore si troverà di fronte a un timido affiorare di sentimenti diversi e delicati.
La prima poesia si intitola "La morte di Carlo".
Quando me l'ha mostrata, ho creduto che fosse solo una pura esercitazione letteraria (che comunque, tra l'altro, ha trovato pubblicazione presso un editore tedesco); infatti mi disse di averla scritta per accontentare un amico siciliano, emigrato come lui per anni in Germania, il quale gli aveva raccontato la storia triste di un suo compaesano di nome Carlo.
Ma quando ho letto anche le altre ho capito che queste composizioni, apparentemente così diverse, sono legate da un unico filo, che poi é quello che costituisce il microcosmo psicologico di Rocco, un po' malinconico ma genuino e sensibile nella sua semplice schiettezza.
Per capire l'ispirazione di Rocco bisogna dare per scontato che nella sua personalità prevalgono le emozioni, in una complessità di sentimenti che accomunano la tragica storia di Carlo ad un tempo sia col tema della partenza dell'emigrante sia con quello della figura paterna, di sentimenti che accomunano la poesia su Campana sia col tema della famiglia patriarcale sia con quello dell'emigrazione, di sentimenti che accomunano la "storiella" della moglie dell'emigrante sia col tema, ovviamente, dell'emigrazione sia con quello dei difetti (l'invidia, il pettegolezzo) tipici di un piccolo paese, e così via.
E allora proviamo a leggere queste composizioni considerandole tra loro interagenti piuttosto che a sè stanti: questa chiave di lettura ci aiuterà sicuramente a comprendere più a fondo la sensibilità di Rocco e il suo modo di intendere e di affrontare la vita. Una sensibilità non estranea anche a molti dei suoi dipinti; basta saperla cogliere.

 

 

Rocco Rossano (Bielefeld)
LA MORTE DI CARLO

Era un ragazzo emigrato dal sud,
venuto in Germania per lavorare.
Dopo un anno se n’è andato,
ritorna in Italia per fare il soldato.
Dopo averlo terminato, torna ancora
al posto di prima, dov’era sistemato.
Poi, col tempo, si prese l’impegno
di trovare casa e lavoro,
per far venire qui il padre e la madre.
Era un ragazzo molto sincero,
quello che, dopo, gli succedeva
non lo pensava e non lo credeva.
Quando i suoi sono arrivati
tra padre e figlio non c’era più pace,
erano rimasti, come un tempo, arretrati.
I suoi piani sono falliti,
perché dai suoi non erano capiti.
Non sapeva più cosa fare, se rimanere
oppure scappare da un mostro patriarcale.
Ma un bel giorno se n’è andato
Carlo, al piano di sopra, e si è impiccato.
Il padre amareggiato ripeteva queste frasi:
«Era un ragazzo bravo, educato,
che ubbidiva al padre e alla madre,
forse di me si è stufato,
ora Carlo mi ha lasciato.»
Nel cimitero laggiù, dove riposa,
solo un amico lo ricorda ancora,
quando può, Giovanni, gli porta dei fiori,
e lo fa con grande amore.

 

VECCHIO FRANTOIO ABBANDONATO -olio su tela 50x35-

VECCHIO CASINO ALLA GAMMICELLA -olio su tela 60x40

TIMBONE CIAMPARRANTE -olio su tela 60x40 

CENTRO STORICO O VECCHIO BORGO -olio su tela 100x70

LA ZONA SAPPO-VESCIO -olio su tela 70x50 

 

    Sospesa per un attimo l'intera problematica dell'emigrazione, il tema del rapporto padre-figlio riappare immediatamente in quest'altra poesia, ma é singolare come qui la figura del "patriarca" sia evocata con inaspettati accenti di tenerezza. Lo stesso réfrain che ricorre puntigliosamente come un ritornello testardo (Quel rozzo...), rivela che dietro un rapporto apparentemente burbero, talvolta probabilmente anche duro e contrastato, si cela una sostanziale comprensione delle ragioni dell ' "altro", anzi di più ancora, una accettazione perfino affettuosa della personalità paterna, per difficile che possa essere, e per severo che possa apparire lo stereotipo ch'essa personifica.

 Frutta con gelsi -olio su cartone telato 35x35

 Funghi -olio su cartone telato 35x25

  Canestro con ciliegie -olio su cartone telato 35x25

 Piatto con olive verdi -olio su tela 60x40

Frutta con fichi -olio su cartone telato 50x40 

RITORNA IL BABBO

Povero mio babbo! Forte e rozzo quando lavora.
Tutte le volte a tarda sera torna sfiatato;
si regge e non si siede, fa pure un giretto in casa
a tutte le parti va a ficcare il naso.
Quel rozzo.....

Ha bisogno di un po' di riposo,
ha bisogno di un po' di pace:
ha sempre un po' di fiato
per dir ch'é stanco ma non sfiduciato.
Quel rozzo.....

Audace, pensieri ne ha tanti,
solo con le braccia lui va avanti.
Lavora, progetta ogni momento,
vorrebbe far le cose come il vento.
Quel rozzo.....

Nel suo recinto campo o orto
si strapazza, sembra un morto:
non ne può più, sospira e riprende fiato,
si gonfia come una rana
diventa triste come un cane.
Quel rozzo.....

Lui borbotta sempre, come un cattivo tempo...
tuoni, lampi, con gesti e gridi:
amato e non considerato
il babbo lavora come un dannato.
Quel rozzo.....

Lui fa il re, lui fa il capo, lui comanda...
sembra pure intelligente, il suo progresso
va tutto al vento.
Pur sapendo che i tempi oggi sono cambiati,
il babbo fa guerra finché ha fiato!
Quel rozzo.....

   

   

   

   

    Si rifà ora strada qui la tematica dell'emigrazione, e viene affrontata in dialetto campanese da un'angolazione si potrebbe dire... privata, che é una angolazione invero piuttosto ostica: ricordo perfettamente che una trentina d'anni fa a Campana era rischioso analizzare criticamente le cause oggettive (sottolineo le cause oggettive, sociopolitiche) dell'emigrazione, perché spesso si veniva aggressivamente contestati dalle cosiddette (così definite nei trattati di antropologia culturale) "vedove bianche", le quali consideravano quelle analisi, pur fatte in chiave sociologica e assolutamente impersonale, come un'indebita interferenza nei confronti della loro privacy (o comunque di ciò ch'era da esse percepito tale, pur se non si chiamava ancora così). E anche qui Rocco mostra sull'argomento un atteggiamento schietto e privo del minimo malanimo: dopo aver fatto misurato sfoggio di garbata arguzia nel satireggiare quel tanto che si merita una qualche maldicenza paesana, sa concludere con quasi con una gioconda tarantella beneaugurale. 

STORIELLA.  LA MOGLIE DELL'EMIGRANTE

Parta maritu miu e statte quietatu,
nun stare cu sta grande gelusia.
Ca iu mi la mucciu quando puozzu
ma pu alla fine nessuno sinnifà
mancu nu stuozzu

Parta si vu partire,
e de mia nun ti preuccupare
L'hai visti che tutti
si gienti chi sunu partuti
sannu fattu i milioni (in Germania)
e tu, si la speranza di Diu
chi purti la ricchezze alla casa mia.

Senti, ntergula a mia,
i gienti parranu e dicunu,
chi la vo cotta e la vo cruda,
dove bàcchiano e duve stùiano,
ma tu, lascili stare...
che allu munnu di oie nun si sa cumu
si deve cumportare.

Fatti curiosi ni succedono tanti
e tutti tenunu a vucca ranna.
Ura bona, ura santa
Diu e si fatti ci perdùna e cinniscànza.
Ed'iu chi sugnu na santa cristiana
cu la cuscienza appostu
minsogne nun dinni sacciu dire,
é vero e nun sugnu una cretina.
Te lo giuro e te lo assicuro
come se fosse quannu mi vaiu a cumbessare
cu lu nuostru amatu padre don Francescano.
-----

Caru maritu,
finalmente si partutu, ti scrivo e ti salutu,
e quannu arrivi là ti raccumannu,
statte sempre allegru e manna sordi assai...
e cerca di risparmiare.

I soldi che tu manni te li assicuro iu,
nu pocu me le mangiu, e pu chill'atri
che avanzanu e baiu mindu allu Bancu.
Ma per stare più sicura e mindu sutti
i mattuni. Per dispettu e chissa ruga.

Caru miu, la verità é chìssa.
Cu sta lundananza chi c'é fra mia e tia.
Chìssa sì che é vita. Vita e du paisu nuostru
che voldire destino di Diu, e ringraziamu
u Signuru che ci mannasse:
soldi, salute e furtuna.
Tandu bene chi ti vuogliu iu
nun durmu la notte e pensu a tia.
Compreso i nuostri figli e tutta la famiglia.

Pu, quannu arrivi tuni
taiu prumisu tanti vasuni
e tu cà si lu padrunu.
Festeggiamo lu benvenuto,
che a Campana si ricuotu.
Buonu venuto, buonu venuto.
E' arrivatu é arrivatu,
é arrivatu lu miu maritu,
e per grazia ricevuta
sanu e sarbu si ricuotu.

    PARCO DI MONZA

Alberi d'autunno -olio su cartone telato 35x25

Spiaggia -olio su tela 80x40

Scorcio campanese -olio su tela 60x40 

La piazza Italia -olio su tela 65x45

VECCHIO MULINO -olio su tela 50x35

LAGO DI CECITA -olio su tela 60x40

Campana-Piazza Italia

DIMORA DI CAMPAGNA -olio su tela

Piazza Italia -Campana

   

   

   

   

   Qui adesso Rocco abbandona ogni schema gioioso e la sua ispirazione si ammanta di malinconia. La problematica della emigrazione ora va a installarsi sul fondale della scena, molto più detestabile e pericolosa di prima perché pare esservisi insediata irremovibilmente. Non può più, ora, venire vista e descritta come un fenomeno passeggero, ma piuttosto ormai come la causa fondamentale dell'irreversibile declino di un paese che già sembra mostrare tutti i segni di una lenta agonia. Ancora una volta Rocco sa dipingere con grande efficacia, questa volta senza pennelli e tavolozze, la realtà che si dispiega alla sua osservazione, colorandola con i toni caldi e appassionati dell'amante, di un amante della sua terra, di un campanese che soffre perché vuol troppo bene alla sua Campana. 

       LA GRANDE PIAZZA -olio su tela 100x70 

       Scorcio di paese

       LA CHIESA MATRICE -olio su tela 70x50

       PAESAGGIO -olio su tela 100x80

       PIAZZA ITALIA-TORRE DELL'OROLOGIO -olio su tela 60x40 

 

CAMPANA

Paese mio triste e solitario,
nato trecento anni avanti Roma.
Prima ti chiamavi Calisernia,
e poi ti fu dato un altro nome.
Campana, piccolo paese Calabrese,
disteso su un dorso di collina,
recinto di burroni, valli e fiumi.
Sei un vero figlio della natura.
L'unica speranza é credere in Dio,
pregare con lo sguardo verso il cielo,
per sperare che un mondo sia migliore:
di lavoro, di pace e di armonia.
Laborioso vai avanti a grandi stenti.
La tua gente ormai s'é rassegnata
basta loro la salute e più niente.
Con te c'é chi resta e chi si allontana
con quell'odio amaro, di non far ritorno.
Ma d'estate quasi tutti vengono a visitarti,
e dicono: Sei bello tu, paese mio!...
Nonostante ciò sei rimasto spopolato.
Come ti ho lasciato, ti ho trovato.
Da secoli quasi, senza progresso.
I tuoi figli per campare sono scappati via,
questa é la tua malattia.
Per nostalgia di te son ritornati,
gli piacerebbe esserci restati.
Coloro che restano sono i pensionati e gl'impiegati,
e gli altri son costretti ad essere emigrati. 

 

    Adesso questa intervista é finita davvero. Tutto quello che di suo aveva da farci vedere, molto generosamente (e noi gliene siamo grati) Rocco ce l'ha mostrato, anche mettendo a nudo senza falsi pudori i suoi personali sentimenti.
Grazie, Rocco.

gianpiero.ima.

-Dimenticavo una cosa, e non é stato lui a insistere perché me ne ricordassi:
Rocco Rossano vinse il 1°Premio di pittura 1972 indetto dal Comune di Campana, come é attestato dalla sottostante comunicazione della giuria. (L'intero unknown catalogo di Rocco Rossano é visualizzabile in questo portale nella FotoGallery SpecialReport/CAMPANAegregia)

unknown Invito premiazione 72 Comune Campana                Fine.  Arrivederci alla prossima intervista

    

  

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