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"AMARSI E' PECCATO", ovvero l'amaro sapore del frutto proibito

Scritto da gianpiero.ima..

Valutazione attuale: 5 / 5

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manchetteOggi pomeriggio è avvenuta a Campana la presentazione del nuovo libro del giovane Francesco Cerenzia, in merito allo svolgimento della quale non ci sono giunti ancora ragguagli.

Dal canto nostro siamo premuti dall'esigenza di soddisfare l'impegno, volentieri assunto tempo fa, di procedere su questo portale ad una piccola recensione appunto del libro in questione.

Orbene, dispiace dover iniziare un ragionamento su questo lavoro lamentando subito una vistosa défaillance dell'editore: il quale, riteniamo, avrebbe dovuto assicurare maggior assistenza a livello di correzione di bozze, e invece non ha saputo intervenire su evidenti imperfezioni, specialmente nell'uso di tempi e modi verbali (almeno nella versione che ci è stata inviata come definitiva), evidentemente in prima battuta sfuggite all'autore nell'affanno del ruit hora narrativo sotto la probabile mannaia delle scadenze editoriali.

Ovviamente ciò purtroppo non giova tanto, almeno di riflesso, al contenuto del racconto, il quale di per sé, invece, si fa a nostro avviso seguire con trasporto, e raggiunge infatti abbastanza agevolmente quello che di solito è uno dei principali scopi di un romanzo, cioé avvincere saldamente il lettore durante il dipanarsi delle vicende narrate.

Non nascondiamo che incominciando a leggere le primissime pagine siamo rimasti perplessi da ciò che ci è a tutta prima sembrata indebita rievocazione dell'atmosfera de "Il nome della rosa" di Umberto Eco, almeno in alcuni riferimenti di massima, dalla cosiddetta "cattività avignonese" del Papato (14° sec.), al protagonista presentato fin da subito in abiti monastici; tuttavia, nel prosieguo della lettura, la macroscopica diversità, rispetto al protagonista di Eco, dei suoi atteggiamenti e propensioni, nonché la completamente diversa 'missione' che gli viene assegnata (che evitiamo qui di rivelare anticipatamente, così come anche il suo consequenziale contesto, per non compromettere la suspence creata dalla narrazione), hanno poi dissipato l'iniziale perplessità.

Missione, dicevamo, che dopo l'avvicendarsi dei primi avvenimenti si manifesterà ben presto, agli occhi dello stesso assegnatario, come vistosamente stridente con i suoi sentimenti profondi: infatti il contrasto tra il pesantissimo compito ricevuto, e le emozioni e le passioni irrefrenabili che vi si frappongono, scatena nel personaggio un'intensa serie di acute frustrazioni il cui pathos viene immediatamente e abbastanza abilmente trasmesso al lettore.

E, si badi bene, qui non si ha a che fare solo col dantesco "amor che move 'l sole e l'altre stelle", e neppure semplicemente col "mi prese del costui piacer sì forte" di Paolo e Francesca, bensì invece con la passione sfrenata e travolgente di un amore gravato da una "proibizione" che è ben duplice.

Riuscita e coinvolgente ci sembra allora la descrizione del travaglio interiore che non per solo motivo dell'oneroso incarico già accennato, ma anche a causa di esso, dilania l'uno, e reciprocamente anche l'altro, dei due personaggi principali, così come riuscita ci sembra anche la narrazione del loro bisogno assoluto e lacerante di analizzare razionalmente, ma con straziante dolore, la propria sfera emozionale non troppo diversamente che si trattasse di sofferte sedute psicanalitiche virtuali, tese all'affannosa e drammatica ricerca di equilibri consapevolmente perduti.

A questo preciso proposito va sottolineato, sotto un aspetto più propriamente tecnico-letterario, che l'autore sperimenta in queste sue pagine una interessante simmetria narrativa di autocoscienze parallele tra un soggetto e l'oggetto del suo desiderio, vale a dire le introspezioni (analoghe tra loro) rispettivamente del protagonista e della deuteragonista: e ci sentiamo appunto di confermare ancora che il risultato ci sembra felice, nel senso che riesce a ottenere un maggior coinvolgimento del lettore, il quale nel focalizzare a sua volta una medesima sequenza narrativa è portato ad alternativamente immedesimarsi appunto sia nell'uno sia nell'altro personaggio.

Infine, una considerazione da non tralasciare: il tema del potente che assume il ruolo di fustigatore mentre si ritiene irraggiungibile o incorruttibile ai richiami della carne lo troviamo anche (per esempio, e se ci si perdona questo vago accostamento a un 'mostro sacro' della letteratura mondiale) nel "Measure for measure" di Shakespeare, dove tuttavia la 'punizione', per così dire, dell'originario peccato di superbia arriva dall'esterno e non dal subconscio del peccatore stesso. Nel romanzo di cui stiamo ragionando, invece, si affaccia una tragedia conclusiva che consiste non tanto nel pur presente scatenarsi di una calamità pestilenziale tanto enorme e inarrestabile da quasi assumere il sapore di un castigo divino, bensì proprio nella disperatissima consapevolezza del protagonista di meritar di invocare la morte come giusta espiazione delle sue azioni.

Dopo la narrazione di un amore doppiamente vietato ma non per questo meno intenso, procurante sofferti sensi di attesa anche nel lettore, un epilogo quasi da tragedia greca (e qui il nostro pensiero corre un po' all'Edipo di Sofocle) che a nostro avviso vale sicuramente non soltanto la lettura del libro, ma anche e soprattutto una concessione di fiducia al nostro autore affinché continui ad approfondire ed affinare sempre di più la propria produzione letteraria.

Buona lettura a tutti !
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Francesco Cerenzia, "AMARSI E' PECCATO", Eretica edizioni, -Cod. ED29- ; ordinabile online sul sito dell'editore [ E. 9,90 scontato, anziché 13,00 ] all'indirizzo   good http://www.ereticaedizioni.it/prodotto/francesco-cerenzia-amarsi-peccato/

   
[ Una bella analisi di Francesco Donnici, che scava nel merito di questo romanzo, è pubblicata sul blog "SoloquanTonevica" alla pagina unknown https://soloquantonevica.wordpress.com/2018/01/04/amarsi-e-peccato-e-il-ciclo-uroborico-della-storia/ ]

   

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