CUCCURUCUVID-19.0

Scritto da gianpiero.ima..

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allafrutta
Deh vieni amore mio, amore mio deh vieni,
cuccurucu cuccurucù.
 
Su-ullà mandòla lo meo canto s'invòla,
cuccurucù, cuccurucù...

Illud in his rebus miserandum magnopere unum (1230)
aerumnabile erat, quod ubi se quisque videbat
implicitum morbo, morti damnatus ut esset,
deficiens animo maesto cum corde iacebat,
funera respectans animam amittebat ibidem. ...

Nec iam religio divom nec numina magni (1276)
pendebantur enim: praesens dolor exsuperabat. 

 

In tal situazione era oltremodo compassionevole e doloroso,
il fatto che quando uno si vedeva colpito
dalla malattia, come fosse un condannato a morte,
perdendosi d’animo si accasciava col cuore afflitto,
(e) pensando al suo funerale, moriva in quello stesso luogo ......

Né ormai del culto, né della potenza degli dei
gli importava più: il dolore presente aveva il sopravvento. 

 Arriva? Allora, arriva? Lo chiediamo a Lucrezio, qui sopra, o preferiamo chiederlo a Tucidide, il grande storico della "peste" di Atene?

Si si,, okay, chiamarlo "coronavirus" fa più figo, però così allora chi ce la dà la godibilissima performance del grande Brancaleone?

Quello  "da Norcia" d.o.c., beninteso, che almeno ci risparmia l'ennesimo barbosissimo riferimento ai soliti sposini, eterni promessi e perenni arcisfigati, del  'sciùr Lisànder'. Almeno qui, per la regia di un ineffabile Monicelli, da un semplice grappolo d'uva possiamo ricavare la preammonizione che potremmo magari anche considerarci 'arrivati alla frutta' !

 

 

Va bene webmaster, ho capito: gli sponsor ci ricordano che questo è un sito di Campana e bisogna privilegiare le news campanesi, ma non è forse vero che l'argomento merita una piccola eccezione? Sì? e allora rassegnati perché potrebbe anche darsi che mi vedrai qui un po' più spesso: non dico certo impegnato a tenere una rubrica tipo diario quotidiano o giù di lì, ma insomma...

Fino a prova contraria il mondo è il mondo, e pretende la sua debita attenzione! anche perché qui si tratta di un'epidemia appunto mondiale, mica di un contagioso ma banale raffreddorino di provincia.

Per giunta sono costretto dal coprifuoco imposto dal governo a restare segregato in casa, come del resto tutti. E come tutti sperando di non beccarsi nel frattempo una bella dose di Covid-19 appena ci s'affaccia alla finestra magari solo per arieggiare le lenzuola.

Pertanto, pur facendo i debiti scongiuri, mi resta da utilizzare tutto il tempo che voglio al preciso scopo di mettere in circolo un po' di autoironica scaramanzia, nel suo piccolo, che possa diventare viral... (oops, mi scuso, mi stava scappando la parolaccia impronunciabile).

O, quanto meno, all'altrettanto preciso fine di ingannare l'attesa. Anche se quest'ultimo può sembrar richiamare quella temporeggiatrice partita a scacchi con la 'Comare secca' (come dicono a Roma) che Bergman fa perorare, sempre in tempi di epidemie, da quel cavaliere de 'Il settimo sigillo' che non voleva  "jir'a ssiccӓr'i fichi" (come dicono a Corigliano). Attesa, del resto, che (non per essere menagramo, eh?) la morte proprio ier l'altro del protagonista Max von Sydow ci rivela sempre ben poco ingannevole sia nella finzione scenica che nella realtà.

Perciò quando parlo di attesa (casalinga) intendo ovviamente soltanto la mia perché mica ci tengo fare lo jettatore per nessuno!

Al massimo dare addosso, ma col più gran garbo, la più benevolente comprensione, e la massima gentilezza del caso, a qualche povero (maledetto scomunicato) untorello...

A risentirci!

  

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