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RICORDARSI DI BEN RICORDARE

Scritto da gianpiero.ima..

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giornodelricordomanifesto smallOgni lunedì sera il sito de "La Repubblica" sta offrendo a titolo gratuito un film 'in streaming', probabilmente per sperimentare le reazioni di massa a detta tecnologia. Lunedì scorso è toccato a 'The look of silence' di Joshua Oppenheimer. Non sappiamo se intenzionalmente, data la vicinanza con il 'Giorno del Ricordo' dedicata alle "foibe", che cade due giorni dopo cioè oggi, ma sta di fatto che il film-documentario è una coraggiosa ricerca della verità (sui grandi massacri avvenuti in Indonesia alla fine degli anni '60) attraverso i sopravissuti, vittime e carnefici, intervistati dal coraggioso fratello di uno degli innumerevoli trucidati, per cercare di ottenere dai repressori non vendetta, ma anche solo un'ombra di pentimento e assunzione di responsabilità nei confronti delle morti atroci documentate con dettagli forti ma non truculenti.

Durante la coinvolgente visione del film, che consigliamo a tutti di non perdere, nel Forum contestuale predisposto all'uopo fioccavano i commenti telematici del pubblico: andavano dal "Dio è morto", ai paragoni con i 'desaparecidos' argentini, all'esecrazione più spinta contro la turpitudine umana vestita di divise d'ogni colore. Ma siamo rimasti colpiti da un commento in particolare, che abbiamo copiato e qui incolliamo testualmente: "Sarebbe ora di non parlare solo degli ebrei nel giorno della memoria, perchè sono stanca che non dicono una parola a scuola di altri tragedie (i 70 milioni uccisi sotto Stalin, le vittime della rivoluzione agraria della Cina, e curdi di Musa Dagh e tantissimi altri che di cui tanta gente non ne sa niente)".

Meglio analizzandolo adesso, ci sembra che nel commento coesistano due parti: una afferente alla sfera dell' emotio, che contiene un'implicita condanna della disumanità di tutti i massacri del mondo, e un'altra, emergente dalle ultime parole, che chiama in causa direttamente la sfera della conoscenza mediata dalla ratio. Vale a dire che sia l'esecrazione sia la conoscenza sono considerabili due facce della stessa medaglia: e non avrebbe senso che la prima delle due facce assumesse una rilevanza così totalizzante da annullare l'importanza della seconda.

E se questo nostro discorso, partendo da quel film 'in streaming' su vicende indonesiane approda adesso alle foibe istriane, non cambia nulla che i massacrati siano di nazionalità indonesiana, italiana o jugoslava (e nemmeno ebraica), così come non cambia qualora i numeri siano diversi: anzi addirittura il sentimento può esprimere la sua angoscia per il passato (e il suo timore per il futuro) magari anche prescindendo, nel momento in cui ritiene di ammantarsi di universalismo, da condanne oppure giustificazioni. Come sta anche scritto nell'immagine che apre questo articolo, dice giustamente l'art.1 della legge 92/2004 istitutiva del 'Giorno del Ricordo': "...memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe..."

Epperò la ragione, dal suo canto, ha il dovere di realizzare e diffondere l'indagine conoscitiva, vale a dire cercar di perseguire la verità storica, la quale non ha proprio nulla a che vedere con le emozioni, con i sentimenti, con la morale, e men che mai, ovviamente, con eventuali convenienze di natura politica. Non è un compito facile perché la ragione indagatrice, siccome la natura dell'uomo è quella che è, può anche eventualmente imbattersi in ostacoli intenzionalmente fuorvianti.

E allora avendo, di quel periodo storico, la quasi totalità di noi finora sentito soltanto la versione diffusa dalla scuola e dai mass-media nazionali riguardo ad una questione controversa che perfino tra gli storici di mestiere è tuttora terreno di scontro, vi proponiamo (tratto da http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=117100 e allegato good qui in in file Acrobat di 41 pagine), un interessante studio analitico del dott. Piero Purini, un giovane con laurea in Storia contemporanea e dottorato di ricerca che, pur affiancando l'attività di musicista a quella di storico, si occupa principalmente di spostamenti di popolazione e di questioni legate all’appartenenza nazionale, ed è autore dei libri "Metamorfosi etniche. I cambiamenti di popolazione a Trieste, Gorizia, Fiume e in Istria. 1914-1975"  e  "Trieste 1954-1963. Dal Governo Militare Alleato alla Regione Friuli-Venezia Giulia"

Quanto a noi, non riteniamo inutile precisare (avendo già detto che sotto l'aspetto etico-emozionale non cambia mai nulla che i massacrati siano di nazionalità italiana o jugoslava o di qualsivoglia altra nazionalità) che abbiamo scritto questo articolo per celebrare il 'Giorno del Ricordo', e non magari per offuscarlo con versioni pilotate, da qualsivoglia parte più vicina o più lontana provengano.

Ma è appunto nello sforzo di perseguimento di una celebrazione oculata, seria e convinta, che pensiamo che l'informazione, come per la 'Giornata della Memoria' così anche per il 'Giorno del Ricordo', ci renda un miglior servigio quando l'abbiamo attinta dal suono di tante campane: poi sta a ciascuno di noi, sotto la propria personale responsabilità, trarne le conclusioni, ossia aderire a una verità storica fra le diverse proposteci. E sempre nella consapevolezza che la verità storica è un po' come la "verità processuale": non c'è garanzia assoluta che sia quella 'giusta'.

Infine poi, siccome questa è una valida occasione per riportare alla luce una pagina oscura e spesso dimenticata della storia anche nostra, presentiamo qui sotto il filmato di un dibattito tenutosi ieri presso gli studi di 'Tele Roma Uno', dove al conduttore espongono le proprie differenti tesi Giovanni Barbera, del Comitato politico romano del Prc, Gianni Oliva, storico e autore del saggio "Profughi. Dalle foibe all'esodo: la tragedia degli italiani d'Istria, Fiume e Dalmazia", e Amedea Sagrestani, responsabile provinciale di "Rete Liberale" di Rieti. La discussione dura (pur tolti i lunghi spazi pubblicitari iniziale e finale) una buona trentina di minuti, ma dal dibattito abbastanza chiaro e lineare emergono cenni storici interessanti, da sottoporre comunque anch'essi, da parte dell'ascoltatore, ad una valutazione di personale responsabilità.

   

   

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