Sì ma... forse c'è qualcosa che non funziona

Scritto da gianpiero.ima..

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In un recente scambio di email con don Luigi Renzo, occasionato da uno scambio di auguri di buon Natale e buon Anno, è emerso un problema di una importanza e di "un valore imprescindibile", secondo la definizione data da lui stesso. 

Posso citare questa definizione, che condivido appieno, avendo già ottenuto il suo consenso a riferire di dette email.  Spero ora che, volendo io svilupparci sopra un ragionamento, nessun maldicente si metta ad insinuare che ne ho approfittato per carpire la buona fede altrui. Don Renzo è una persona intelligente, preparata e capace, e sa perfettamente che il problema emerso nella nostra corrispondenza, cioè quello della legalità, è "un problema morale-politico-culturale molto serio" (uso anche qui di un'altra definizione presa dalla sua email), sul quale il dibattere è molto più utile, che invece il non discuterne affatto. Dovrei dire 'doveroso', però questo aggettivo ha un suo spessore ed è pesante, e invece oggigiorno il grosso pubblico vuole spettacoli leggeri, altrimenti spernacchia e se ne va (cosa comunque son quasi certo avverrà in discreta misura prima della fine di questo articoloRisata).

Ma, almeno a coloro i quali non si appagano solo di folclore e di celebrazioni o solo di 'mordi e fuggi', gli verrà chiesto lo sforzo di armarsi della santa pazienza che ci vuole per seguire tutto il ragionamento.  E incominciamo dall'inizio, che poi è questo:  siccome non avevo dimenticato le due parole su quel tema scambiate a Campana con lui la scorsa estate al volo (bonuvenùtu-bonutrovàtu, e non molto di più), adesso con una prima email lo informavo che avevo appena finito di menzionarlo nel mio articoletto che, su questo stesso portale, presentava la manifestazione lombarda "Personaggi illustri ed eventi storici della Calabria", alla quale lui stesso era stato invitato.

Più o meno contemporaneamente, si aveva notizia sui media che il Consiglio regionale della Calabria e quello della Lombardia avevano formalizzato un accordo per scambiarsi informazioni e concordare azioni di contrasto alla 'ndrangheta. Penso tuttavia adesso che chi avesse proprio 7 minuti di tempo per ascoltare gli esponenti dei suddetti Consigli Salvatore Magarò e Sante Zuffada nell'audio che ho tratto da 'Radio24-live' e messo a fine articolo, converrà con me che probabilmente si tratta della solita olezzante aria fritta (pur se cosa da niente, a paragone dell'ammorbante lezzo della legge-vergogna sulla liceità dei doppi o tripli incarichi politico-amministrativi votata a Natale scorso dal primo dei due suddetti Consigli regionali, o a paragone  dei quotidiani cambi di casacca dei voltagabbana nel gran foro boario delle compravendite parlamentari... o a paragone del caso 'Ruby', sul quale farò più oltre solo un piccolissimo cenno perchè fuori tema).

Tornando alla corrispondenza con don Renzo, alla sua email di risposta, contenente appunto le frasi riportate più sopra, era anche allegato un "Messaggio del Vescovo per il Natale 2010" :  documento che ha un certo spessore e quindi, siccome anch'io sono tra quelli che non si appagano solo di celebrazioni, ci ho riflettuto a lungo. Oltre alla parte più propriamente pastorale, ci sono un paio di frasi riferite direttamente alla criminalità organizzata, nelle quali, in qualità di vescovo, don Renzo scrive:

  

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In un recente Convegno di studio è stata attribuita alla Chiesa la colpa di essere la causa in Calabria della diffusione della ‘ndrangheta perchè insegna a perdonare le offese, anche i delitti più atroci.

A parte che “perdonare” non è “condonare” e quindi, pur interiormente perdonato, il delinquente deve pagare e riparare il debito con la società, ma non è certo secondo verità assegnare alla Chiesa di Calabria colpe che non ha: sono noti i ripetuti documenti ed i gesti talora eclatanti di condanna della mafia e dei suoi meccanismi perversi.

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Personalmente, sullo svolgimento dei lavori di quel Convegno non ne so più di zero assoluto ;  tuttavia, pur se è vero che non sottoscriverei a cuor leggero che debbasi attribuire  "alla Chiesa la colpa di essere la causa in Calabria della diffusione della ‘ndrangheta" , è anche vero che, facendo io stesso da molto tempo ricerche su varie fonti tra cui Avvenire, L'Osservatore Romano, Famiglia cristiana, non raramente mi sono anche imbattuto, accanto a prese di posizione ecclesiastiche contro la criminalità organizzata, anche in oneste autocritiche sulla insufficiente azione della Chiesa in proposito.

Quando Monsignor Giuseppe Morosini, vescovo di Locri dice testualmente:  "...forse, bisognava essere più chiari, anche nelle responsabilità di una Chiesa a volte troppo timida" (La Repubblica del 06/04/2010), fa solo un'autocritica sul troppo scarso contrasto alla 'ndrangheta, ma quando Monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e presidente del Consiglio per gli affari giuridici della CEI, afferma: "Non abbiamo avuto il coraggio di dirci la verità per intero, siamo noi i primi a non essere stati nemici della corruzione e del privilegio. Non va moralizzata solo la vita pubblica, ma anche quella delle nostre chiese... Basta con le prese di posizione ovattate...", e soprattutto Monsignor Francesco Montenegro, vescovo di Agrigento, lamenta: "A volte manca il coraggio... Dobbiamo impegnarci a costruire comunità cristiane antagoniste, alternative alla cultura della rassegnazione, della violenza, dell’usura, del pizzo, del lavoro nero... sosteniamo un’idea di Chiesa intrecciata attorno alle devozioni,che possono consolare, ma non incidono e non cambiano i comportamenti" (Famiglia cristiana  n.11 del 14/03/2010), fanno un'autocritica precisamente sul fatto che la Chiesa ha trascurato, sul tema, il proprio magistero (e sottolineo magistero, da magister, insegnante).

Ma dunque, se si riconosce che finora è rimasta troppo negletta la parabola del Buon Seminatore, bisogna evincere che si è parlato troppo ambiguamente e si è fatto troppo poco (salvo un'elargizione, forse eccessivamente generosa, di perdoni probabilmente prematuri).   E se fosse il caso di usare finalmente parametri di pensiero, parola e azione nuovi e decisamente diversi?

Nella email con cui segnalavo a don Renzo il mio unknown articoletto sulla manifestazione lombarda "Personaggi illustri ed eventi storici della Calabria", accennando alla recente emigrazione calabrese in Lombardia esprimevo l'auspicio che non ci si voglia limitare a condannare la pratica dell'illegalità (auspicavo infatti che la Chiesa non trascuri mai di opporsi pure alla diffusa consuetudine di chiudere un occhio quando l'illegalità viene praticata da parenti o amici) ;  inoltre sottolineavo che sarebbe utile una ferma esortazione pubblica invitante a separare il grano dal loglio, cioè a distinguere i cittadini in base semplicemente alla loro onestà o disonestà, e non invece in base a categorie, cultura d'origine, nascita.

segnaleticheSenonchè la manifestazione suddetta è andata a cadere in un momento nel quale la pubblica opinione era, ed è, particolarmente allarmata dalle azioni delittuose di stampo mafioso, camorristico o di 'ndrangheta, esercitate nelle zone più ricche del Paese e soprattutto in Lombardia. Allora l'equazione elementare dell'uomo della strada, specialmente degli 'utili idioti' che si entusiasmano al sacro rito celtico dell'ampolla di acqua delle sorgenti del Po, spesso diventa: siccome la 'ndrangheta è tra le più attive nel delinquere, possedendo più delle altre organizzazioni criminali denaro sporco da riciclare, e siccome la 'ndrangheta è tutta calabrese, allora tutti i calabresi sono potenzialmente criminali.

Va da sè che da questo ridicolo sillogismo spicciolo, tipico degli sprovveduti, non può derivare altro che una generalizzazione sommaria e preconcetta :  la quale, essendo altrettanto ridicola ma non certo trascurabile, necessiterebbe di un impegno preciso e diretto specificamente a smontare punto per punto, e documentalmente, questo pregiudizio andando ad incidere ben di più, durante le solite rituali celebrazioni dimostrative (e talvolta più che altro consolatorie) delle singole intelligenze e virtù della storia passata.

Dal lato opposto, però, non si può trascurar di rilevare neppure quell'altra cosa, e cioè che talvolta i comportamenti 'riflessi', originati delle consuetudini che regolano i rapporti parentali o amicali, sono applicati più spesso, e magari anche in contrasto, di quelle altre norme che regolano, nella legalità, i rapporti tra i cittadini di una stessa nazione. E quando ciò avviene, il concetto di legalità entra in crisi, e si rischia che prenda a scivolare su un piano inclinato sempre più ripido.

Perchè l'acquiescenza non stigmatizza il peccato, pur veniale ma che in breve verrà da altri emulato in peggio e diventerà peccato mortale, e la permissività non redarguisce la scorrettezza, che di soggetto in soggetto potrà poi facilmente vòlgersi in reato, e magari anche in crimine ancor più dannoso socialmente.  Il tutto a partire appunto dalla consuetudine di una tolleranza presente all'interno dei rapporti parentali o amicali :  la quale, esasperata spesso ben oltre certi limiti, non aiuta certo i giovanissimi ad orientarsi verso ciò che rappresenta il 'lecito' in diritto, e cioè, in buona sostanza, a farsi una cultura della legalità.

Del resto, se proprio in questi giorni si osserva la pseudo-logica esistenziale della 'Rubyrubacuori' e relative compagne/concorrenti, si vede subito quanto facile sia il perdere l'equilibrio, e finire poi, anche qui, con lo scivolare sempre più ripidamente :  ci si vende prima per una piccola introduzione al 'Grande Fratello', poi per un ruolo più duraturo di 'velina', poi ancora (e perfino su pressioni di mamme, papà e fratelli: eccoli là i rapporti parentali in piena crisi etica) per una busta di contanti più pesante della compagna di bagordi, e poi ancora per diventare la preferita del sultano, eccetera.  Certo però che se, pure in questo caso, sulla bomba mediatica scoppiata alla fine dell'ottobre scorso (la scappata-di-casa 'Ruby' sottratta d'autorità a quell'affido a comunità ch'era stato deciso dal Magistrato dei minori, e invece, di fatto, 'affidata' praticamente ad un giro di escort al servizio della suddetta autorità) i vertici della Chiesa incominciano a prendere posizione solo a questo metà gennaio in concomitanza con qualche articolo di Avvenire e de L'Osservatore romano, pure in questo caso, dicevo, si deve evincere che per troppo lungo tempo è stato trascurato il magistero evangelico :  e non c'è qui da riferirsi alle prediche parrocchiali della domenica, che restano comunque insufficienti, bensì a tutta la vasta 'strategia' delle gerarchie ecclesiastiche, la quale piuttosto risulta eccessivamente cauta e ritardataria (se non anche ambigua, visti gli interessi in gioco). E ancora, a distanza di quasi tre mesi, bisogna aspettare il Consiglio della CEI di lunedì prossimo!  Però non voglio adesso uscire dal seminato iniziale, che attiene piuttosto al rapporto tra 'cultura della legalità' e 'criminalità organizzata'.

E torno all'argomento di fondo.  Siccome però adesso quei poveri lettoriSorriso che non si sono sottratti al sacrificio di seguire fin qui il ragionamento meriterebbero un premio per la loro stoica pazienza, sarebbe difficile (oltre che inumano) richiedergli un ulteriore sforzo di concentrazione scomodando ora la teoria, peraltro molto controversa, del familismo amorale del sociologo Banfield.  Saltandola allora a piè pari, non sarà però altrettanto difficile riconoscere che, se omettere di denunciare all'autorità il familiare o l'amico che ha commesso un reato, per un certo verso può essere anche comprensibile, viceversa non è eticamente accettabile il sottrarsi quanto meno allo stigmatizzare fin da sùbito, e al far stigmatizzare senza se e senza ma quel fatto come appartenente alla categoria dell'illecito (lo sport della confusione delle acque e degli ostacoli alla verità essendo già ampiamente praticato, per esempio, nei 'business' illeciti nell'edilizia balzati all'onor delle cronache lombarde, dalla rapacità dei suoi protagonisti e dalle coercizioni della malavita).

Ma per concludere, prima che anche i lettori più stoici abbiano a gettare la spugna stremati per l'abuso che ho fatto della loro pazienza Imbarazzato,  un'ultima considerazione  pur  chiedendo venia  a tutti loro,  compreso don Renzo (al quale però ho almeno sottoposto argomenti credo più

thumb_idollarinelteschioche sufficienti a stimolargli, se vuole, su questo stesso portale un'opinione come commento, o come replica, o come preferisce).  La criminalità organizzata italiana già da alcuni anni sta 'facendo i conti' con quella albanese, rumena, recentemente pure la cinese, ferocissima. Ma, a differenza dai 'cartelli' realizzati fuori d'Italia con la malavita centro o sud-americana per le rotte di traffico di stupefacenti, 'fare i conti' qui in Italia significa spartirsi sul terreno reale pezzi reali di questa penisola, e in sovrappiù alzare proprio qui il livello, oltre che il tasso, del crimine.

Soprattutto in una nazione come la nostra, dove i furbi e i profittatori abbondano, è più che mai necessario ripartire,  prima ancora che da rinnovate volontà,  da nuovi e diversi 'alfabeti'  che ci permettano finalmente di scandagliare

scattodidignitaa trecentosessanta gradi le nostre connotazioni di fondo, il nostro Dna, per individuarne i difetti, comprendendo una volta per tutte che sta a noi, il riuscire a rimuoverli. Perchè sul comun domani si addensano nuvolaglie piuttosto fosche, e per questo preciso ed evidente motivo la generazione che dovrà vivere quel domani impone fin d'ora a ciascuno di noi, se abbiamo a cuore ch'essa viva in un contesto meno incivile, una grandissima responsabilità. E cioè il coraggio civico di esibirle, magari anche solo implicitamente, gli esempi positivi, così come anche di stigmatizzare gli esempi negativi tempestivamente e con indignazione, pur se provenissero da parenti o da amici.

   

   
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Estrapolati, come detto più sopra. da 'Radio 24-live', i bla-bla-bla delle dichiarazioni di Salvatore Magarò, Presidente della Commissione antimafia del Consiglio regionale della Calabria, e di Sante Zuffada, Presidente della Commissione Affari istituzionali della Regione Lombardia  ( ma chi non ha tempo per ascoltare l'aria fritta secondo me si perde poco o nulla, perchè ormai è ampiamente dimostrato che da tali consorterie politiche non c'è assolutamente niente da imparareDisapprovazione )

  

 

 

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