...e in quel di Roma l'incontro si fe'

Scritto da gianpiero.ima..

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filmato

thumb Tiresa15ritForse si potrebbe anche affermare che l'idea di un confronto-scontro (qualcuno sospetta finto, ma ciò è tutto da dimostrare) tra la canzone dialettale calabrese e quella romana non è nuovissima ;  ciononostante, comunque, agli spettatori amanti, per non dir tifosi, della musica etnica resta sempre estremamente gradita: un duello (ben leggasi duello, non duetto) all'ultimo sangue. 

Pardòn, all'ultimo canto.

E' esattamente ciò ch'è avvenuto l'altra sera all'Auditorium Conciliazione, a Roma, nientepopodimeno che sotto, ma proprio a fianco a fianco, al cupolone.  Veramente da quei confronti nessuno di solito esce sconfitto perchè la singolar tenzone non raramente si conclude senza vincitori nè vinti (cosa che i bagarini tendono invece a escludere sempre categoricamente). Questa volta però bagarini non ce n'erano perchè l'ingresso era gratuito, e ci sentiamo di anticiparvi che effettivamente la partita è finita proprio con un pareggio. Un sonoro (è il caso di dirlo) 110 a 110, con doppia lode, bacio in fronte e dignità di stampa.

(Anche se va sottolineato, sia ben chiaro, che la Calabria stavolta giocava in trasferta)

Ma, bando alle pignolerie, nessuno ha trovato a ridire, anzi: nonostante una serata da tregenda in cui l'acqua scendeva a catinelle, o meglio, a tinozze, a carrettate, la gente sfidando Giove-pluvio è intervenuta lo stesso massicciamente. Almeno mille persone (cinquecento secondo la Questuralaughing). Tutti calmi, tutti tranquilli, gli ombrelli molto prudentemente ritirati (con la scusa ch'erano 'fracidi') dai guardarobieri non appena si sono intraviste sotto i soprabiti le prime sciarpe con i colori delle contrapposte tifoserie. Nel grande atrio, due file parallele, una di qua e una di là, a sciamare compostamente oltre le porte d'ingresso al salone-teatro. Verso la dura sfida. A mala pena si poteva captare nella fila di qua un bisbigliato "Ma che so' venuti affà, se ne pozzeno pure annà, già ànno perzo"; e nella fila di là, a mezza voce, "U vu videre ca chissi nun sano perdere perché su cazzillusi?"

Sta di fatto che, una volta in scena, ai peraltro bravissimi attori-cantanti, e gruppo musicale, della compagnia romana "Roma nostra", i calabresi non si sono limitati a "contrapporre" la cantante Rosa Martirano e la poliedrica artista Francesca Scrivano, ma hanno voluto mettere in campo, oltre a un ben assortito ensemble musicale tra cui la nota e sempre validissima chitarra di Carlo Grillo, un vero e proprio plotoncino di abilissimi danzatori del folklore calabrese in costume tradizionale. Tra questi il nome di Antonio Grillo ci sgorga spontaneo perchè, a parte comunque il meritato plauso che i due fratelli Grillo mietono ormai ovunque, questo portale di campanesi naturalmente tifa per loro e per i loro successi; però saremmo ingiusti (e ingiusti non vogliamo essere) se omettessimo di citare la grande bravura con la quale Franco Parisi ha gestito sul palco l'intero canovaccio dello spettacolo, e con la quale Ettore Bilotti ha saputo deliziare i pubblico grazie al suo davvero notevole talento canoro. Per non parlare poi della giovane (giovane? giovanissima diremmo) Maria Francesca Cortese, piccolo astro nascente nel firmamento della tarantella-spettacolo.

Pur non essendo affatto alla ricerca di individuare "il mejo fico del bigoncio" (ovvero, nel nostro caso, il centravanti di sfondamento), il menzionar singolarmente solo alcuni ci espone purtroppo al non intenzionale rischio di scontentare (diunescansi !) tutti gli altri personaggi, romani compresi: affermiamo allora con estrema convinzione che nessuno di essi si è limitato a svolgere un marginale ruolo di 'comparsa', ma ciascuno ha tracciato negli occhi dello spettatore un proprio gesto, lazzo, piroetta, cazzeggio, che si è impresso univocamente nella memoria del pubblico. Mettiamo, solo per esempio, Lina Grilletta, che ha conferito alla sua magistrale interpretazione di "Tiresa", del "Custantinu" intemperante e focosa moglie bruzia, un'aggressività davvero leonina (anch'io nei miei panni ne so qualcosa, ché son quarant'anni e dispari che quotidianamente mi tocca di fare il domatorelaughing).

Ah, sì sì, m'è sfuggito, lo so, torno subito al pluralis modestiae :  e comunque adesso è ormai il momento che dobbiamo concludere questa breve narrazione :  però non è possibile senza far peraltro un cenno al polivalente contributo di Antonio Pietramala, almeno, ma non soltanto, per la sua azzeccata, ilare, godibilissima performance in occasione dell'altisonante raglio del 'ciuccio' (pare che dagli uffici soprastanti siano corsi al piano terra a verificare se per caso fosse entrata nell'atrio una 'botticella' trainata da un equino più orecchiuto del cavallo usuale. Ma è possibile sia solo una leggenda metropolitana. Forse.)

Ci dicono inoltre che, insieme con Lello Carso e Lia Troisi anch'essi presenti sul palcoscenico, Antonio Pietramala sia uno dei principali artefici della realizzazione di questo spettacolo e della sua messa in scena nell'Auditorium Conciliazione. Se così fosse, avrebbe ben diritto a un meritato tributo, anzichè del classico triplice 'hurrà  hurrà  hurràà', quello di un nostro triplice 'hi-hàà  hi-hàà  hi-hààà' in segno inequivocabile di sincero ringraziamento e ammirata estimazione.

Due parole, per finire, sul video sottostante, di cui siamo consapevoli che fa un po' pena, per non dir peggio, perchè i vari spezzoni sono stati girati alquanto all'arrembaggio,  ' a spizzichi e a morzichi ', senza autorizzazione e con una videocamera minuscola per mimetizzarla a fronte dei sospettosi sguardi indagatori dei ben occhiuti addetti alla sala. La qual cosa ha necessariamente comportato: angolazioni e luci scadenti per sfuggire ai controlli, e giravolte e tremolii della videocamera per lo stesso motivo, oltre che batteria insoddisfacente e scheda di memoria scarsa, che si sono esaurite proprio verso la fine della partita tra le due 'squadre', nel momento più importante, cioè ai rigori. Mannaggia mannaggia.

Non resta che accontentarsi (ecchè vi credevate, che mi chiamavo Federico Fellini?). Comunque la prossima volta cercheremo di far meglio. O almeno si spera.

  

  

     

  

 

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